mercoledì 30 marzo 2011

Astri

Leggo sempre gli oroscopi, ovunque li trovi.
Li leggo divertita, con curiosità e simpatia per chi li scrive.
Ce n'è uno in particolare, però, che non sopporto: quello di Vanity Fair.
Mamma mia! Antonio Capitani lo scrive in modo quasi fastidioso.
Ma, sull'ultimo numero della rivista,il sagittario vince il premio di segno fortunato.
Allora mi è toccato leggerlo con "attenzione"..parla di sogni realizzabili, perché la lista dei talenti è infinita: intraprendenza, intelligenza, tempismo, senso di responsabilità, ecc.
La fortuna ci bacia. Ci manca solo di camminare sulle acque.


Non vorrei che il Capitani abbia esagerato. Ma c'è il sole, il cielo è azzurro anche qua e io, sì, mi sento particolarmente fortunata.

martedì 29 marzo 2011

Mario Poker Champion

In due anni Mario ha giocato tre World Poker Tour, guadagnandosi per ben due volte la partecipazione al tavolo finale, a Venezia nel 2009 e a Vienna nel 2011, torneo conclusosi oggi. Questo significa qualcosa, forse.
Forse vuol dire che nel gioco del poker, oltre all'inevitabile destino che le carte ti assegnano e la fatica soprattutto mentale che le ore passate al tavolo comportano, contano anche la capacità e il metodo.
Oggi, quindi, Mario ha giocato il final table a Vienna, praticamente senza vedere mai una carta decente e giocando, di conseguenza, poche mani.
Nonostante ciò è arrivato dignitosamente 4°.
Gli faccio i miei modesti complimenti da innamorata..

Smemorata

E allora succede che, a ventiquattro anni e quattro mesi, mi ritrovo ad aver comprato una rubrica. Non per i numeri telefonici ma per appuntarmi le cose, qualsiasi esse siano, che so per certo non ricorderò a lungo (o, addirittura, per niente).
Appunti di cose che sento, da libri che leggo, da film che vedo, cose da studiare, definizioni, pensieri...
Cose del genere.
Perché poi finisce che faccio sempre confusione, quando devo andare a rimestare nel cervello, come se i comparti non fossero più tanto stagni. Anzi, come se i comparti fossero proprio mescolati tra loro.
Non è bello da dire?
Bah, io confido nella rubrica, per riordinare le idee e le conoscenze in ordine alfabetico.

lunedì 28 marzo 2011

Silvio forever

Così sono andata a vedere il docu-film di Rizzo e Stella.
In sala pochi dei cosiddetti comunisti, lì pronti a farsi rodere il fegato.
Si tratta di una sequenza di documenti davvero interessanti, se vogliamo, riguardo l'uomo politico più chiacchierato d'Italia. Chiacchierato nel bene e, soprattutto, nel male.
E' un documentario da vedere senza pregiudizi, che poi l'immagine si costruisce da sola.
Si parte con il racconto dell'infanzia di un bambino bravo, che ha aiutato i suoi genitori come poteva. E io ci credo, nella storia del bravo bambino, del ragazzo buono di cuore.
Credo anche nella storia del giovane uomo ambizioso che, in qualche modo (lecito o meno che sia, non sto qui a polemizzare) ha voluto e ottenuto sempre di più.
Al di là della morale, è la storia di un uomo che ha saputo prendere il potere e farsi grande.
E' il racconto della costruzione di un impero.
Lecito o illecito? Sicuramente, politicamente, democratico.

Ripuliamoci

Io non lo capisco (o meglio, lo capisco bene ma preferisco far finta di non crederci) il perché Repubblica, per esempio, sponsorizzi la Conferenza del diritto all'energia e non faccia (esattamente come la maggior parte degli altri media) cenno alla Costituente ecologista.
Così penso che andrebbe ripulito tutto.
Non solo l'energia, non solo la politica. Ma anche (perdonatemi l'espressione veltroniana) i mezzi di comunicazione, a partire dai giornali.

sabato 26 marzo 2011

Le età dell'uomo

Allora, Galan, che è veneto, fresco di nuova nomina, boccia il Festival del cinema romano.
Al di là delle polemiche, di cui non dirò nulla (per ora), vorrei sottolineare solamente un dato anagrafico.
Capisco che c'è chi ha detto che i vecchi sono bambini per la seconda volta, ma Repubblica di oggi ci vuole far credere che il presidente della rassegna romana, Gian Luigi Rondi, abbia 84 anni.
84 anni già sarebbero un po' tanti. Il fatto è che, in realtà, ne deve compiere 90.
Sì, n o v a n t a: la paura.

venerdì 25 marzo 2011

Infamanti

Ritengo che le accuse di Formigoni siano gravi quanto interessanti.
Attendo curiosa una risposta di Vendola.

Degeneri

Ma cosa vuoi 600 euro?!
Questi genitori andavano messi a centrocampo e presi a pallonate,
ovviamente dal dodicenne di colore.

Ora che la Cultura è salva?

Non sarà patriottico chiedere soldi allo stato (che poi mica ne sono convinta, in questo caso), ma chiederli per tutelare il patrimonio culturale e artistico (specialmente quello contemporaneo) credo, sì, che sia molto patriottico.
Perché, sarò di parte, ma credo fortemente che salvare la cultura (almeno quella) oggi sia sinonimo di un primo passo verso il salvataggio della patria.
Farsi aiutare anche dai privati, trovandone il modo, è indispensabile. Ma se lo Stato non si assumesse, in primis, questa responsabilità, chi dovrebbe farlo?
Perciò dissento con Il Foglio.

giovedì 24 marzo 2011

Elenco di vita

L'elenco delle cose che voglio fare, nel periodo che va da ora in poi, non è breve.
C'è la proclamazione di laurea che sancisce, di fatto, la fine di un percorso.
C'è lo svezzamento di Clara che va a fasi alterne, per via del fastidio causato dai dentini che spuntano.
C'è il cinema. A partire da questo fine settimana voglio dedicarmici seriamente, andarci ogni volta che posso, senza farmi vincere dalla pigrizia che spesso mi ci fa rinunciare quando, non appena Clara mi concede un attimo di tregua, preferisco restare sul divano a cibarmi un dvd (il più delle volte si tratta di Tutti defunti tranne i morti, che sono arrivata a vedere per l'ennesima volta).
Voglio iniziare un puzzle, anzi voglio iniziarne due: uno per me e Mario e uno per la stanza di Clara. Anche se, curiosando, non è facile trovare i soggetti adatti, pur con la vastità di scelta che c'è.
Voglio ricominciare a leggere libri, cosa che, ultimamente, ho molto trascurato per lo stesso motivo che spesso mi tiene lontana dai cinema.
Voglio aiutare seriamente Giada, una brava fotografa, a realizzare il suo progetto artistico. Cosa che può avere risvolti importanti per lei e per me, lavorativamente parlando.
Voglio iniziare a dare un'occhiata al guardaroba primaverile/estivo, perché a Roma, nei pomeriggi di sole, i giochi al parco con Clara mi fanno già sudare.
Voglio trascorrere l'anniversario mio e di Mario serenamente.
Voglio portare Clara al mare e in campagna.
Devo presentare la domanda per la sua iscrizione all'asilo nido.
Devo portarla al primo appuntamento del corso MusicaInFasce organizzato da Aigam.
Vorrei, poi, portarla in piscina, anche se tutti i centri migliori (cioè più puliti) mi sembrano così fuori mano.


C'è questo e tanto altro.
Voglio riuscire a fare tutto..e non fare l'Andy Warhol della situazione, che aveva tanti impegni, ma ha deciso di restare in casa a tingersi le sopracciglia.

Paroliere

La prima parola pronunciata ufficialmente da Clara è BABBEI.
La dice in continuazione, ovviamente inconsapevolmente.
Non è, di certo, una parola che può aver imparato dai suoi genitori.
Ma mi piace immaginare che la dica proprio guardando noi e per noi, guardando tutti gli adulti e per tutti gli adulti. Che sembriamo fare di tutto per lasciare a lei e alle generazioni successive un mondo sempre peggiore.

mercoledì 23 marzo 2011

Belle statuine

Allora c'era quell'uomo sul tetto, in corso Rinascimento.
Bella vista, eh? ho pensato. Sono rimasta a guardarlo per una decina di minuti, e lui non si muoveva. Tant'è che la foto ho deciso di fargliela all'ultimo momento, prima di riprendere a camminare. Stava così immobile che ho pensato fosse uno di quei pupazzi gonfiabili o, addirittura, una statua. Sì, perché oggi mi sono già imbattuta in diverse cose riguardanti la scultura e, appunto le statue.
C'è l'articolo di Cecilia Ci, oggi online su Exibart.com, che racconta il panorama scultoreo attuale.
Una scultura orfana del suo passato, di quella espressione gloriosa che vede, dietro le nostre spalle, l’antica perfezione delle opere di Fidia e la potenza del suo realismo, il sommo e impareggiabile linguaggio michelangiolesco, l’armonia del lavoro di Gianlorenzo e Pietro Bernini, la bianca eleganza della figure ottocentesche di Antonio Canova.
Cecilia ha ragione, soprattutto quando sottolinea l'impoverimento che il concettuale ha conferito alla bellezza scultorea. Ha ragione quando denuncia l'assenza della scultura, quella classica, in mostre e manifestazioni contemporanee, per dare spazio a installazioni, a rappresentazioni mediocri, se non lontane dalla realtà. Come le, pur rispettabilissime, opere d'arte povera, con i vari Penone, Zorio e Calzolari. Che, comunque, altra cosa sono rispetto a un corpo ben fatto e ben dettagliato, di quelli che possono trovarsi nella Loggia della Signoria. Loro hanno dato spazio a oggetti, materiali naturali e non.
L'essere umano è stato un po' trascurato, se non dimenticato, nelle ultime manifestazioni scultoree.
Oggi mi viene in mente solo un nome e cognome: Aron Demetz, che unisce il materiale naturale alla natura umana.

P.s.: tutto mi è venuto in mente perché l'uomo che ho fotografato sul tetto era praticamente di fronte a Palazzo Altemps, che di sculture se ne intende, diciamo così.

Sensazioni

C'è questa cosa assurda per cui, ogni volta che lavo una melanzana, mi sembra di accarezzare il manto di una balena.


Ma ha la buccia così liscia e lucida.
Sono pazza?

martedì 22 marzo 2011

Scent of a woman

Nemmeno quando usavo Creed, Green Irish Tweed, qualcuno per strada mi aveva fatto i complimenti per il profumo.
Restano due fragranze del tutto diverse, ma quale sarà la migliore?

lunedì 21 marzo 2011

Per Tim


Certo è che Bianca Balti il confronto con Belen non lo regge proprio


La Guerra Totale è la civiltà moderna stessa

Ieri a Roma c'era la famosa maratona. Tanti partecipanti, tanti spettatori.
C'era, per l'occasione, un elicottero che stazionava su casa nostra.
Sentendo il suo rumore e pensando alla guerra appena iniziata, non ho potuto fare a meno che pensare alla guerra in ex-Jugoslavia.
Io ho sempre trascorso l'estate a Cervia, nella casa di famiglia. A 6, 7 chilometri da Cervia c'è Pisignano, piccola frazione che ospita una base militare.
Bene, nell'estate del 1991 avevo cinque anni. Quella estate e le seguenti me le ricordo bene. Da Pisignano partivano continuamente aerei di guerra diretti nell'altra sponda dell'Adriatico, il frastuono accompagnava tutte le giornate.
E io avevo paura.
Il rumore dell'elicottero che ieri sorvegliava la maratona di Roma, date le circostanze, mi ha fatto venire in mente quegli anni.
E mi ha fatto pensare a come che quegli anni siano solo una macchiolina nella pezzatura di guerre che l'uomo ha sempre affrontato e, ahimè, ancora affronterà.
A cinque anni io avevo paura e piangevo chiusa nella mia stanza (perché mi vergognavo), pensando a chi, quegli aerei, se li vedeva arrivare sulle proprie teste e sulle proprie case. Mi chiedevo perché?.
Me lo chiedo anche ora, e vedo che non sono l'unica.
Non lo capivo allora non perché bambina, ma perché il motivo di una guerra sembra sempre qualcosa di impossibile da comprendere.
Ci sono gli interessi e c'è il petrolio.
C'è lo schifo dell'avidità, del mercato, del denaro e del potere.
Obama ha detto che non vuole che questo conflitto libico duri più di qualche giorno. Mi fa ridere sonoramente.
Mi auguro solo, a questo punto, che Clara, a cinque anni, non debba sentire ancora gli aerei che partono da Pisignano (perché in vacanza a Cervia ci andremo ancora). O, per non pensare al peggio, che si limiti a sentire solo quelli che partono.

Cambio di stagione

Andavo verso il parco con Clara e sentivo qualcosa di strano dentro la tasca posteriore dei jeans.
Ci ho messo la mano e ho tirato fuori il telecomando di Sky.
Effettivamente, prima di uscire di casa l'avevo cercato per mezz'ora, spegnendo poi il televisore dal comando centrale.
Quando ho tirato fuori dalla tasca il telecomando Clara l'ha visto, l'ha voluto e non l'ha più lasciato. Abbiamo passeggiato per Villa Borghese spegnendo e cambiando bambini e adulti, piccioni e cagnolini.
Tutti ci guardavano un po' così.
Ma che ci possiamo fare? E' iniziata la primavera.

sabato 19 marzo 2011

I babbi

La prima festa del papà è stata festeggiata nel 1908, nel West Virginia. E' una festa mondiale, e in ogni stato cade in un giorno differente dell'anno, e forse anche questo è il bello.
Mario si "lamenta" sempre del fatto che i babbi vengano un po' snobbati, che non siano pienamente valorizzati nel loro ruolo genitoriale.
Effettivamente è l'idea che ci si fa sfogliando una qualsiasi rivista del filone in cui rientra (per esempio) Io e il mio bambino (dove io ovviamente è la madre). Rivista fatta bene, dettagliata, piena di piccole curiosità circa i topolini appena nati e quelli già più grandi. Ma non fa riferimento mai (o quasi) alla figura paterna.
Così che mi viene da pensare che sia vero, probabilmente Mario ha ragione.
E' forte la tendenza a pensare sempre che sia la madre a sobbarcasi lo stress legato all'accudimento di un figlio, nella sua interezza. Ma non sempre lo si pensa a ragione.
Io sono dell'idea che, all'interno della famiglia, madre e padre abbiano il loro ruolo, distinto.
Ma vengo da una famiglia nella quale, comunque, mio padre ha sempre aiutato in tutto e per tutto mia madre, nei lavori domestici e nella crescita di me e mio fratello.
Ho l'esempio di Mario, che non mi aiuta nei lavori domestici ma è un padre attento, alla piccola Clara (e a Livia, ormai giovane donna), attento a me (come madre e donna), presente e pronto a dare il suo contributo.
La verità è che, fino ad ora, non avrebbe proprio potuto fare di più. Clara ha iniziato lo svezzamento due mesi fa, prima non prendeva che il mio latte. Soprattutto per questo io ho dovuto sempre essere con lei, durante il giorno e durante le veglie notturne.
Mario, comunque, era lì. Stava sveglio anche lui, tante volte l'ha addormentata sulla sua spalla, sussurrandole all'orecchio.
Cioè, quello che voglio arrivare a fare è un augurio a tutti i papà.
Al mio, a Mario, ai padri che sono nella mia famiglia.
Con un augurio speciale che mando al mio nonno Giovanni, che mi manca il suo dialetto, e che è stato un babbo coi fiocchi.

venerdì 18 marzo 2011

lunedì 14 marzo 2011

Ho studiato arte al Dams

Per essere precisi, mi piace dire di essere laureata in Metodologia della critica delle arti.
La stessa cosa di scienze delle merendine, direte voi.
E invece no.
Ho scelto di studiare la storia dell'arte (e avrei potuto studiarla ancora meglio, in verità) perché poche cose emozionano come una volta ben affrescata.
Perché non sono molte le cose più belle di un Correggio nel Duomo di Parma, visto da vicino.
Perché l'essere umano, anche se non lo sa, ha costruito arte dappertutto (o quasi), perché ne è circondato e non lo sa. Perché le bellezze rinascimentali sono uniche, perché il concetto di arte concettuale mi fa ridere, perché nei musei c'è silenzio, perché il Dams di Bologna non è più quello di una volta ma è stato un'esperienza che rifarei altre dieci, cento, mille volte. L'ho scelta perché, poi, avrei conosciuto Olga.
Ho scelto l'arte perché Antonio Paolucci è un incantatore di serpenti.
L'ho scelta prima di conoscere Mario, se no potrei dire di averla scelta perché a lui non interessa. L'ho scelta perché mi piacciono i dettagli.
L'ho scelta perché, quando ero piccola, mio padre dipingeva e suonava la chitarra.
L'ho scelta perché oggi, alla discussione della tesi, la Professoressa Borgogelli è stata uno spasso, e mi è piaciuta tanto.
L'ho scelta perché la cultura è importante. L'ho scelta perché la laurea in Architettura era troppo tecnica e sarei finita come Piranesi, a disegnare cartoline per i giapponesi che ancora oggi vengono a fare il Gran Tour.
L'ho scelta perché se l'arte non si studia in Italia, allora, non ha senso studiarla da nessuna parte.
L'ho scelta per tanti altri motivi.
E, ora, non smetterò di studiarla.

sabato 12 marzo 2011

Caravaggio si rivolterebbe nella tomba, se ne avesse una

Già non credo importi a molti se Sgarbi e la Moratti hanno fatto pace davanti a un quadro di Caravaggio, il poveretto. Figurarsi, poi, se quel genio di Luca Beatrice farnetica addirittura di un parallelo e improbabili somiglianze tra il pittore da Caravaggio (quel poveretto, di nuovo) e Umberto Bossi.
L'unica cosa che non stupisce è che sia Battista a parlarne.


Non la smetteranno mai di inventarsi mostre sul povero Caravaggio, sulla sua bottega, sulla sua cerchia di amici (e, ormai, su sua zia, sul suo cane e sul suo vicino di casa). Come l'ultima, tra tutte, inaugurata ieri: Gli occhi di Caravaggio.
Dove Gli occhi di Caravaggio indica una raccolta di opere di artisti da lui ammirati, attraverso i suoi occhi.
A dirla così sembra quasi una barzelletta.

venerdì 11 marzo 2011

Doppio bacio

E allora, poi, Mario a pranzo è tornato a casa con un Bacio Perugina da parte sua,
per non essere da meno del cassiere che me ne aveva regalato uno questa mattina.
Nel cartiglio del Bacio di Mario c'era scritto:
La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca..dello spagnolo Graciàn.


Sarà un caso che le lenzuola preferite e il divano siano rossi?

Piccoli piaceri quotidiani

E' bello iniziare la giornata con un caffè.
E' ancor più bello, quando ci si reca al bar, vedere il cassiere prendere un Bacio Perugina e porgertelo, dicendo "questo è per te, perché sei la mamma più bella che abbia visto qui negli ultimi anni".
Sono piccoli piaceri anche questi.


C'era scritto, nel cartiglio del Bacio:
Vieni, posa la testa sul mio petto e io t'acqueterò con baci e baci..di George Byron.


Grazie mille.
Mangio il bacio e porto il cartiglio a Mario..
Che ne faccia buon uso!

giovedì 10 marzo 2011

Un altro film

Che poi ogni tanto mi viene in mente qualche altro film che mi è piaciuto tanto.
E' che ho dei problemi di memoria, per certe cose.
Per questo dovrei (lo dico sempre ma non lo faccio quasi mai) tenere un agenda solo per queste cose, per appuntarmi quello che ho visto (qualsiasi cosa) e mi è piaciuto, scrivere cosa ne penso, ecc ecc.
Insomma, ieri sera guardavamo Le Iene (il programma tv, poi c'è pure il film che mi è piaciuto, ma non c'entra).
Alle Iene Show c'è lo spazio per le gag del cantante senza pubblico, che mi fanno morire dal ridere.
Ieri sera, appariva a una conferenza della Bindi e, improvvisamente, iniziava a cantare e ballare In cerca di te (canzone che amo).
Allora, questa è la colonna sonora de Il Regista di matrimoni, film del 2005, di Marco Bellocchio.
Quanto mi era piaciuto quel film..
Saranno stati i momenti di silenzio del film, le musiche..sarà stata la Sicilia, che amo profondamente, e che io e Mario, poi, ancora all'inizio della nostra frequentazione, abbiamo eletto come terra del nostro ritiro in età pensionabile. Saranno state le case sicule, costellate di quelle loro mattonelle che, se fatte bene, rendono le giornate migliori.
Sarà stato Gianni Cavina, per cui ho un debole. Che dopo Il Regista di matrimoni ho creduto fosse morto veramente, fino a quando non l'ho visto ne Gli amici del bar Margherita.


Bene, questi sono solo alcuni dei motivi per cui quel film mi è piaciuto.
Gli altri motivi, che mi verranno sicuramente in mente più tardi, me li appunto in quella famosa agendina.

martedì 8 marzo 2011

Become the sun

Sarei anche andata, così, per curiosità, a sentire il polpettone di Bersani alle 16.30.
Ma sono al Giardino degli aranci.
Ed è il primo contatto di Clara con un prato (dire che è il primo contatto con l'erba suona male, può essere frainteso).


Si sta così bene.
Credo che di qui non mi schioderà nessuno per un altro po'.

lunedì 7 marzo 2011

Notizie di reato

Allora, a questo punto, bisognerebbe iscrivere nel registro degli indagati per induzione alla prostituzione anche madri, padri e fidanzati delle berluschine?

domenica 6 marzo 2011

Vip watching day

La giornata in cui un timido sole prova a riaffacciarsi è quella adatta a starsene in giro per la città, è quella adatta per Mario a riscoprire la sua sezione di armadio primavera-estate e uscire in calzoncini.
Andare, senza troppa fretta, a fare la solita colazione a Testaccio, io, lui e la fida Clara.
Aspettare l'autobus, il 3, per andare alla Galleria d'arte moderna, fare il giro della mostra, riprendere il 3 e scendere a San Lorenzo.
Fermarsi da Franco ar vicoletto e mangiare del buon pesce, a una cifra ragionevole. Con Clara che ci ha lasciati mangiare in pace, intrattenendosi con due bambine del tavolo a fianco, che la facevano ridere a crepapelle, come non riesco a fare nemmeno io.


Il tutto, tutta la giornata, con accompagno di "saluti vip".
Valerio Mastandrea, Jasmine Trinca, Enrico Letta e, il meglio, un Giorgio Tirabassi che, scendendo dalla moto, si presenta e si complimenta con Mario.


Ci sono giorni in cui starei in mezzo alla gente, tutto il giorno.

Di arte in arte

Negli ultimi quattro giorni sono stata alle Scuderie del Quirinale, per la mostra su Lorenzo Lotto, e alla Galleria d'arte moderna di Roma, per Rossetti, Burne Jones e il mito dell'Italia nell'Inghilterra vittoriana.
Qualche breve considerazione.
Gli allestimenti delle Scuderie sono sempre fatti bene. In questa occasione, però, sono rimasta un po' delusa dai cartelli che illustrano le varie sale espositive.
Molto tecnici, poco narrativi.
Nel complesso vale la pena andare a vedere uno de più particolari e emarginati pittori italiani, non solo del '500 ma di tutta la storia.
Poi, la GAM mi ha delusa, senza se e senza ma.
Oggi, più che mai, c'è la tendenza assai diffusa di intingere le esposizioni nella cialtroneria, con risultati che lasciano (o dovrebbero lasciare) lo spettatore perplesso (almeno) su quanto sta vedendo.
Parlo dello specchietto per allodole con cui si prova, oggi, ad attirare gente nei musei, attraverso titoli mirabolanti ma che, in verità, non rispecchiano l'essenza di quanto si trova esposto.
Il ritorno in mostra dell'arte inglese c'è in parte. Un terzo, abbondante, di opere esposte sono di pittori italiani (da De Carolis a Previati, da Tiziano a Giotto).
Di recente, solamente a Parigi sono riuscita a vedere qualcosa di veramente ben fatto, di veramente curato e di veramente completo.
Parlo di Mondrian e De Stijl e della retrospettiva su Arman, al Centre Pompidou, e di Monet al Grand Palais. E non è un caso, perché tre su tre, una fatta meglio dell'altra, non può essere un caso.


C'è, infine, la questione prezzo.
Una famiglia di quattro persone (padre, madre e due figli) per vedere questa mostra alla Galleria d'arte moderna, ad esempio, spende la bellezza di 36 euro. Lasciatemi fare la vecchia predicona: corrispondono a 70.000 lire. Possibile?
Uno studente, come me, di storia dell'arte spende 8 euro. Possibile?
Un qualsiasi studentello di qualsiasi altra materia, non particolarmente appassionato all'arte, spende altrettanti 8 euro. Può scegliere di andare al museo o al cinema, con quei soldi.
Cosa potrà mai preferire, tra le due opzioni?
Ecco, in tema di riflessioni sul valore e la posizione della cultura, più in generale, e delle arti visive, nello specifico, infilerei anche questi dati, che non ritengo del tutto marginali.

sabato 5 marzo 2011

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale...

La verità è che sono quasi ossessionata dalla morte. La penso spesso, a volte mi convinco che sia lei a cercare i miei pensieri.
Ma, forse, la profonda verità è che tutto ruota intorno ai miei anni, ai miei ventiquattro anni.
Da un lato, io, li percepisco come potessero essere molti di più.
Anche perché quando penso che un sessantenne ha vissuto solamente due volte in più di me i miei anni, mi sento mancare la terra da sotto i piedi.
E' poco, veramente poco, rivivere questi venti anni per altri tre giri di giostra e dover, poi, già scendere.
Perché è di questo che si tratta.
Scivola via tutto, tutto sfugge di mano senza che ci si renda conto che il tempo, in ogni suo minuto, passa e va.
E' per questo che sono scrupolosa, mi pongo domande e esigo (esigerei) risposte serie.
Perché non me la sento di lasciare nulla allo spreco, oltre ciò che vi ho già destinato.


E' per questo che quando guardo Clara mi si riempie il cuore, sia di gioia che di dolore.
La guardo, è una meraviglia. Sono felice.
Poi, non è allegro da dire, mi ricordo che anche lei non sarà eterna.
Mi meraviglio, perché è bella. Davvero troppo bella.
Sto male per lei, perché le sue espressioni meriterebbero l'eternità.


E' per questo che penso a tutte le cazzate che ho detto e fatto in vita mia e, sì, da un certo punto di vista mi fanno sorridere, mentre da un altro me ne vergogno. Non perché non le rifarei, assolutamente. Ma perché quelle cazzate sicuramente hanno inciso negativamente su qualcuno che mi era (o che mi è) intorno.
Perché equivalgono alla libertà, che mi sono presa, di giocare con il tempo di qualcun altro.
E' una cosa che non voglio sia fatta a me, perciò è una cosa che non avrei mai voluto fare e che mai più rifarò.


Nonostante ciò, nonostante questo conto alla rovescia che mi accompagna nei pensieri, non ho mai ritenuto possibile di accontentarmi.
Sarà che, poi, le cose appaiono secondo diverse verità. Ma la mia, di verità, è questa.
Mario non è un ripiego, non è una scorciatoia, non è una pezza messa là a riparare chissà cosa. La laurea, che conseguirò esattamente fra nove giorni, è nella terza facoltà cui sono stata iscritta, in un percorso quinquennale in cui non sono riuscita a trovare subito il meglio. Non l'avrei terminata, se non fosse stata la scelta migliore.
D'altra parte io sono così. Esempio per tutto sono le mie cene al ristorante. Devo leggere tutto il menù più volte, prima di centrare il piatto che mi va per davvero.


Per questo, in un periodo di approdo, ma che sento dentro come un crocevia, scandaglio ogni possibile fondale che possa essere adatto a inserirsi in questo mio quadro di vita già ben avviata.

giovedì 3 marzo 2011

Fuori di "taste"

Mmh..
Da leccarsi le dita!


Anche perché Davide Paolini è uno dei più simpatici e meno ingessati esperti di gusto che ci siano.

Nell'altra città

Più frequento la Città dell'Altra Economia e più me ne innamoro.
Specialmente in mattinate come quella di oggi, che c'era il sole, sono arrivata là alle 10 e non c'era nessuno a parte il gestore del baretto.
Sono arrivata là alle 10 e ho scoperto che il mercato ortofrutticolo ha cambiato orario e apre alle 11.
E allora mi sono seduta al sole, con il mio caffè, e ho dato la frutta a Clara, le ho raccolto le margherite, dal prato, e abbiamo fatto m'ama o non m'ama, ho letto il libro che non ho ancora finito, e ho aspettato, in un silenzio surreale.
La fretta è una brutta bestia.

mercoledì 2 marzo 2011

MilleBolleBlu

Apro l'acqua nella vasca, metto lo sgabellino di Clara controllando che le ventose abbiano fatto presa sul fondo della vasca. Butto in acqua paperelle e pesciolini.
Lascio riempire la vasca e intanto spoglio Clara, mi spoglio, ci infiliamo nella vasca, ognuna al suo posto.
Ecco un'altra ragione per vivere, semplice semplice.

Cani e porci

Ecco, dico la verità.
Mi dispiacerebbe non poter più scrivere nel mio blog per colpa di qualche porco idiota.
C'è qualcuno che sta usando delle mie foto un po' svestita, sì, ma non volgari, per dare fastidio a me e Mario.
Sono foto che ha scattato Mario, e che non lasciano intravedere nulla.
Il problema arriva quando questo cretino stampa le mie foto, si fa una bella sega guardandole e poi immortala la scena, della mia foto con sopra tracce evidenti del suo atto impuro.
Fa semplicemente schifo.
Tanto più che mi chiedo dove e come trovi qualcosa di eccitante in quelle foto.


Insomma, lo dico a tutti, così che non vi sorprendiate se, aprendo qualche commento, troverete foto non proprio consone al blog, nel caso io non abbia fatto in tempo a cancellarle già.
Grazie

Le mie ragioni

Su, diciamo la verità, il discorso delle dieci ragioni per vivere è una stronzata.
Fosse anche solo per il fatto che l'alternativa al vivere è il nulla.
I motivi validi per vivere sono infiniti, e sono dentro ogni cosa che facciamo, in ogni cosa che ci succede, in ogni sfumatura del nostro essere e in ogni sentimento che riusciamo a provare.
Tutto è sufficiente a dare ragione alla vita, appunto perché l'alternativa è il nulla, è non vivere, non provare, non sperimentare, non ridere e non piangere.
Io trovo che le ragioni per cui sia valsa la pena vivere, fino ad oggi, per me, spazino dalle bravate adolescenziali all'amore che provo per Mario.
Dal primo ricordo che ho della mia vita al sorriso di Clara quando si sveglia.
Dalle domeniche a pranzo a casa dei nonni alle domeniche pomeriggio in discoteca, a quindici anni.
Dalle amicizie, quelle poche e vere, al nostro amico immaginario Oliver, che abbiamo disegnato su quel muro.
Dalla noia alla gioia, dalle risate a crepapelle alle urla di un litigio.
Tutto.
Dalla pizza al tartufo. Dalle melanzane al gorgonzola.
Dal mare alla montagna, passando attraverso la campagna, che in certi pomeriggi di sole è l'ambiente migliore che ci sia.
Dal mio gatto Molly al vecchio cane Bracco.
Dalle scampagnate a raccogliere le castagne alle notti di corse e giochi dentro lo stadio chiuso.
Dalle lezioni universitarie alle feste tra universitari.
Da tutte le persone con cui ho parlato a quelle con cui devo ancora parlare.
Dai piccoli borghi medievali alle grandi metropoli.
Dal libro preferito al film preferito.
Dalle Scuderie del Quirinale al Grand Palais. Da Modigliani a Beardsley.
E così via.
Perché, l'ho detto, non si finisce mai. Non si può finire.

martedì 1 marzo 2011

"Donne e imbroglioni trovano sempre i minchioni"

Almeno le persone fregate da Vanna Marchi sono state truffate da qualcuno con la faccia tosta.
Questo pazzo dell'Illinois, invece, se lo merita tutto il buco da 200.000 dollaroni.