sabato 5 marzo 2011

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale...

La verità è che sono quasi ossessionata dalla morte. La penso spesso, a volte mi convinco che sia lei a cercare i miei pensieri.
Ma, forse, la profonda verità è che tutto ruota intorno ai miei anni, ai miei ventiquattro anni.
Da un lato, io, li percepisco come potessero essere molti di più.
Anche perché quando penso che un sessantenne ha vissuto solamente due volte in più di me i miei anni, mi sento mancare la terra da sotto i piedi.
E' poco, veramente poco, rivivere questi venti anni per altri tre giri di giostra e dover, poi, già scendere.
Perché è di questo che si tratta.
Scivola via tutto, tutto sfugge di mano senza che ci si renda conto che il tempo, in ogni suo minuto, passa e va.
E' per questo che sono scrupolosa, mi pongo domande e esigo (esigerei) risposte serie.
Perché non me la sento di lasciare nulla allo spreco, oltre ciò che vi ho già destinato.


E' per questo che quando guardo Clara mi si riempie il cuore, sia di gioia che di dolore.
La guardo, è una meraviglia. Sono felice.
Poi, non è allegro da dire, mi ricordo che anche lei non sarà eterna.
Mi meraviglio, perché è bella. Davvero troppo bella.
Sto male per lei, perché le sue espressioni meriterebbero l'eternità.


E' per questo che penso a tutte le cazzate che ho detto e fatto in vita mia e, sì, da un certo punto di vista mi fanno sorridere, mentre da un altro me ne vergogno. Non perché non le rifarei, assolutamente. Ma perché quelle cazzate sicuramente hanno inciso negativamente su qualcuno che mi era (o che mi è) intorno.
Perché equivalgono alla libertà, che mi sono presa, di giocare con il tempo di qualcun altro.
E' una cosa che non voglio sia fatta a me, perciò è una cosa che non avrei mai voluto fare e che mai più rifarò.


Nonostante ciò, nonostante questo conto alla rovescia che mi accompagna nei pensieri, non ho mai ritenuto possibile di accontentarmi.
Sarà che, poi, le cose appaiono secondo diverse verità. Ma la mia, di verità, è questa.
Mario non è un ripiego, non è una scorciatoia, non è una pezza messa là a riparare chissà cosa. La laurea, che conseguirò esattamente fra nove giorni, è nella terza facoltà cui sono stata iscritta, in un percorso quinquennale in cui non sono riuscita a trovare subito il meglio. Non l'avrei terminata, se non fosse stata la scelta migliore.
D'altra parte io sono così. Esempio per tutto sono le mie cene al ristorante. Devo leggere tutto il menù più volte, prima di centrare il piatto che mi va per davvero.


Per questo, in un periodo di approdo, ma che sento dentro come un crocevia, scandaglio ogni possibile fondale che possa essere adatto a inserirsi in questo mio quadro di vita già ben avviata.

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