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venerdì 20 aprile 2012

Schifezze

Non ho la laurea in politologia, è vero.
Ma non serve alcuna laurea per capire quello che sta succedendo.
Non crediate a niente di quello che potrete leggere sui giornali o di quello che potrete sentire guardando la televisione. E non crediate nemmeno alla rete (che poi le notizie son le stesse).
La politica non esiste più, e sono stati gli stessi partiti, con i loro vergognosi esponenti, ad ucciderla.
Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, e non serve un governo tecnico ("non di parte") a fare i miracoli.
Perché di interessi vivono anche loro, come il resto della "ex" (possiamo provare a dirlo?) classe dirigente del paese.
Ci vuole serietà.
E il problema è che non ho nemmeno un nome in mente da associare alla parola serietà.

venerdì 15 luglio 2011

Letture: un consiglio

Sono arrivata alla conclusione secondo la quale tutte le donne (e solo donne, mi raccomando) dovrebbero leggere i polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett.
Non fosse altro per la lunga (a volte pure troppo) spiegazione che l'autrice da dei ragionamenti della "sua detective": Petra Delicado.
Ecco, la cosa che mi colpisce dei suoi romanzi/ramanzine è che Petra non venga mai descritta. Al terzo libro della saga non ho ancora avuto notizia del colore dei suoi capelli, di quello dei suoi occhi e così via. Così che possa immaginarmici pure io, in una sorta di Petra Delicado.
Mi piace per questo, forse.
Anche perché qualunque donna (e sottolineando il fatto che il mio tasso di femminismo sia pari a zero, per non sollevare dubbi banali piuttosto che stupidi) ha qualcosa da condividere con questa Petra, che si rovina di pensieri, congetture e paranoie circa i casi che deve risolvere, essendo un'ispettrice di polizia.
Ma non solo: questi pensieri, paranoie e congetture se li porta dietro anche nella vita privata, anche giunta al suo terzo matrimonio, anche quando diviene matrigna  dei quattro figli del suo ultimo marito.


Petra Delicado mi piace.
Leggetelo, con pazienza, voi donne.

domenica 5 giugno 2011

Impressioni di vicinato

Nel nostro condominio,su sei piani, più della metà degli appartamenti sono uffici. Ma le donne che ci vivono (poche, vedove o zitelle) sono tutte innamorate di Clara.

Oggi mentre rientravo, ne ho incontrata una. Una bella donna che andrà per i 60, credo. Sempre vestita di colori sgargianti, sempre con un rossetto rosso, che più rosso non si può.
Mi ha chiesto quando ce ne andiamo un po' al mare con la bimba.."che questa Piazza in cui viviamo, alla lunga, è asfissiante. In tutto i sensi".

Ha detto proprio così. Forse è stato perché avevo La Repubblica sul tettuccio del passeggino e ha apprezzato, forse..

mercoledì 1 giugno 2011

Truffaldini

E poi, con tutti gli scandali di cui veniamo a conoscenza quotidianamente, non capisco la sorpresa nel trovarne altrettanti nel mondo dello sport.
Gli introiti non sono mica da ridere, eh.
Anche queste sono cose serie.

martedì 17 maggio 2011

Bestie insaziabili e cavernicoli

Sono d'accordo con Bernard-Henri Lévy, con queste sue parole (oggi sul Corriere della Sera): nulla al mondo autorizza a dare così un uomo in pasto ai cani.
Non sono d'accordo, invece, quando il filosofo se la prende con il giudice del caso, che ha abbandonato Strauss-Kahn alla folla dei cacciatori di immagini, fingendo di pensare che fosse un imputato come un altro.


Allora, è vero che nessuna persona al mondo sospettata di reato (e quindi senza certezza della sua colpevolezza) andrebbe trattata ed esposta così, come succede oggi, evidentemente un po' ovunque.
C'è l'ultimo caso di Strauss-Kahn e ce ne sono parecchi in Italia, riguardanti gente più modesta e semplice, comunque in diritto di difendere la propria dignità fino all'ultimo. Penso, per esempio, a Sabrina Misseri o al marito di Melania (la donna uccisa in un bosco da non si sa chi).
Persone su cui cadono sospetti non provati, che vengono giudicati e marchiati a fuoco per il resto della vita anche se non si ha certezza di un loro coinvolgimento nei reati che li tirano in ballo.
Questo è sbagliato, non c'è discussione. E' un dramma per la vita di chi si trova nella loro situazione perché, quando e se si dovesse provare la loro innocenza, non cambierebbe nulla: rimarrebbero quelli del delitto/stupro di...


Non sono d'accordo sul trattamento da non comune imputato che Lèvy chiede per il suo amico. Forse se ci fosse più rispetto per tutti, anche per chi è sospettato di atti osceni, non si richiederebbe un differente trattamento a seconda dello status sociale.


Ma questo non c'entra con il fatto che io non creda alla cameriera del Sofitle di New York, che probabilmente non è scema e si è inventata tutto, forse addirittura dietro un lauto compenso.

mercoledì 4 maggio 2011

Impressioni di maggio

Ieri siamo tornati dalla vacanza post-pasquale a Sanremo.
Sanremo la nostra, quella del sole, del vento e di un lungomare tranquillo.
Una vacanza costruttiva per Clara, giorni in cui è cresciuta tantissimo.
C'è stato il Primo Maggio, di mezzo. Un primo Primo Maggio con Clara fra le braccia.
E, di Primo Maggio, lei ha fatto il suo primo bagno in piscina. Un doppio bagno, per l'esattezza: uno con salvagente e uno aggrappata a mamma e papà.
Io, da parte mia, ho festeggiato salutando il ritorno del ciclo mestruale dopo mesi, dalla volta di quel famoso capoparto.
Mamma mia che barba, si stava così meglio senza.


Nel frattempo sembra sia morto Bin Laden. Io non so, nemmeno vedendo ci crederò..
La cosa che più mi infastidisce è la stupidità americana dei festeggiamenti.
Che festeggiano? Son tornati in vita, per caso, i loro morti dell'11 settembre?
Poi qualcuno mi ha ricordato che, comunque, gli americani sono quelli della pena di morte, quelli che assistono alle esecuzioni e poi brindano, manco avessero assistito alla cresima della nipotina, tanto per dirne una.
E allora a me fa schifo, posso dirlo?
E' una cultura che mi disgusta spesso, quella americana.
E questa volta non hanno perso occasione.

venerdì 22 aprile 2011

Pansa, ripigliati

L'articolo di Gianpaolo Pansa apparso ieri su Libero mi ha fatta rimanere, non esagero, basita.
Parla della nomina a direttore de Il Riformista per Macaluso, 87 anni.
Pansa, di anni, ne ha 76.
Questo arzillo signore racconta, nel suo articolo, la gioia e il divertimento per il dato anagrafico.
Racconta ai giovani, soprattutto a quelli che vogliono lavorare nel campo giornalistico, che l'età è un formidabile fattore di forza.
Fa piacere sapere che, alla loro età, Pansa, Macaluso & Co. si sentano così in forma.
Fa scandalo, dal mio punto di vista, leggere un articolo simile e potersene dire d'accordo.
Pansa denuncia/racconta con gioia e divertimento dati che, a mio avviso, non lasciano che sconcerto.
Perché ci dice che solo loro, quelli attempati, possono permettersi la libertà di vivere il loro mestiere come preferiscono. Solo loro possono permettersi di dire ciò che pensano.
Solo loro hanno la capacità e la possibilità di non servire un padrone, di rendere libere le loro idee appunto perché attempati e di conseguenza ormai affrancati da qualsiasi servilismo.
Dovrebbe essere stato scritto con spirito di denuncia, e non come allegra presa di coscienza di uno stato delle cose che contribuisce alla crisi lavorativa (e non solo) dei giovani, nello specifico di giovani giornalisti.
Che rilegga il suo articolo e si faccia un esame di coscienza.
Perché se un giovane giornalista non ha possibilità di raccontare una sua idea è anche per colpa di vecchi tromboni della sua generazione.

sabato 9 aprile 2011

Significanti

Tra gli interrogativi che la rubrica Domande di D di Repubblica ci propone oggi c'è, per esempio, vi sentite sprecati dentro di voi?
Allora il punto è se ci si possa sentire sprecati dentro la fisicità che ci imprigiona oppure  se ci si senta tali in rapporto alla vinta che si conduce.
Chi non lo è almeno un poco?
Per il semplice fatto che le vie del Signore sono infinite, e cioè che le possibilità, di soluzione di una vita, sono infinite.
Ma vanno cercate, individuate, desiderate e conquistate.
Costa non poca fatica.
E il mondo che ci ospita è così ricolmo di cose e fatti e vite che per certi aspetti può aiutarci nella nostra realizzazione, ma per altri può essere devastante.
E' come se questo marasma di gente, di cose e di fatti finisse per sommergere chiunque, per nascondere le possibilità di emergere dal caos.
Così da dare ragione a Jung, quando ha detto che una vita che non si distingue è sprecata.
Ha ragione Jung, ma non abbiamo ragione noi se gliela diamo vinta.
Quali sono, allora, le reali possibilità di distinzione oggi?
Cosa significa distinzione? E' qualcosa che corrisponde unicamente alla fama?
Cos'è che, oggigiorno, dà la forza a ragazzi giovanissimi di sentirsi già inutili e privi di scelta?
Non lo studiano Kieerkegaard a scuola? Non glielo dice nessuno che l'alternativa è la disperazione?
Ma forse non c'è nemmeno bisogno della filosofia. Probabilmente ci si arriva anche con la propria testa. E allora costa troppa fatica la strada non tanto per distinguersi ma per provare a dare un senso a se stessi?
Per provare a riconquistarsi la dignità della vita?

martedì 29 marzo 2011

Smemorata

E allora succede che, a ventiquattro anni e quattro mesi, mi ritrovo ad aver comprato una rubrica. Non per i numeri telefonici ma per appuntarmi le cose, qualsiasi esse siano, che so per certo non ricorderò a lungo (o, addirittura, per niente).
Appunti di cose che sento, da libri che leggo, da film che vedo, cose da studiare, definizioni, pensieri...
Cose del genere.
Perché poi finisce che faccio sempre confusione, quando devo andare a rimestare nel cervello, come se i comparti non fossero più tanto stagni. Anzi, come se i comparti fossero proprio mescolati tra loro.
Non è bello da dire?
Bah, io confido nella rubrica, per riordinare le idee e le conoscenze in ordine alfabetico.

lunedì 28 marzo 2011

Ripuliamoci

Io non lo capisco (o meglio, lo capisco bene ma preferisco far finta di non crederci) il perché Repubblica, per esempio, sponsorizzi la Conferenza del diritto all'energia e non faccia (esattamente come la maggior parte degli altri media) cenno alla Costituente ecologista.
Così penso che andrebbe ripulito tutto.
Non solo l'energia, non solo la politica. Ma anche (perdonatemi l'espressione veltroniana) i mezzi di comunicazione, a partire dai giornali.

sabato 26 febbraio 2011

Alla francese

Da D di Repubblica, tra le solita rubrica Domande, a pag. 35, ci si chiede:
Vi ricordate quando, per la prima volta, avete sollevato la testa sorridendo, per scoprire che lui/lei durante quel bacio non aveva chiuso gli occhi e vi stava guardando?
Sarebbe esagerato dire che in quel momento avete scoperto che il mondo è un'imperdibile, imbarazzante sorpresa?


No, non sarebbe esagerato.
E' una meraviglia guardarsi negli occhi.
Quando ci si ama e ci si bacia, poi, lo è senza dubbio.
Io non chiudo mai gli occhi.
L'ho fatto solo quando non volevo vedere cosa stavo facendo.

lunedì 7 febbraio 2011

Capirai..

Come se l'arrivo in Italia di "nuovi scottanti documenti", che annuncia Assange, potesse sconvolgere qualcosa o far tremare qualcuno.
Qua, ormai, le facce di bronzo non si piegano nemmeno con la bora.

domenica 6 febbraio 2011

Citofonare interno 7

Io che da qualche parte ho un manoscritto, ma quello non lo farei leggere nemmeno a mia nonna, perciò dovrei ricominciarne un altro da capo, e odio i citofoni, penso comunque che mi piacerebbe, un giorno, partecipare a qualcosa del genere.

sabato 5 febbraio 2011

Figli delle stelle

In genere non mi piacciono gli oroscopi, anche se spesso i tratti del carattere del segno vengono descritti abbastanza bene.
Ce n'è solamente uno che leggo settimanalmente: quello di D di Repubblica, quello di tal Marco Pesatori (a pagina 150).
Mi piace perché è il meno banale, tra i tanti.


E, allora, questa settimana il sagittario è trattato così:
Siete fatto di pasta di semola di grano duro, ma digeribili, gustabili,
cotti in ogni situazione al punto giusto. Ogni variazione di sugo la accettate. Deliziate il palato, ma fate bene anche alla mente, perché la vostra parola si accorda con il cuore e il cervello, modula il vigore che in passato a volte risultava esagerato. Invitanti.
Non vi scuocete davanti ai bollori della quotidianità folle, non vi sciogliete per fiumi di emotività. Tenete in pugno la realtà.
Anche la terza decade, di recente alquanto provata, si libera da noia e abitudine.
Senza abbattere l'edificio della moralità, accoglie la variazione, plaude il colpo di scena.


Mi piace pensarmi come un piatto di pasta. Rigorosamente al dente e non troppo fumante.
Il condimento è a discrezione del mio amore, ché spesso il mio umore dipende dal suo.
L'unica cosa che non indovina, il Marco Pesatori, è il non vi sciogliete in fiumi di emotività.
Questa parte devo ancora smussarla. Perché la mia emotività è antipatica e spigolosa. Non è piacevole sbatterci contro, nemmeno per me. Talvolta irrompe nel triangolo di realtà che mi sono costruita, e da fastidio.
Per il resto, di semola di grano duro ne ho giusto un pacco, appena iniziato da zio Carlo la settimana scorsa, che ci ha fatto le frittelle sarde.
Ora, con la restante semola, mi toccherà farci una pasta fatta in casa, per colpa dell'oroscopo che me la tira in ballo.

venerdì 4 febbraio 2011

Tra pazzia e saggezza

Ci si meraviglia delle anguille che, in preda alla fregola, attraversano gli oceani;
ma l'uomo, sempre per lo stesso motivo, fa di più, molto d più.
Uno spara e ammazza per gelosia.
I baci si alternano agli insulti, gli amplessi alle minacce.
Togliete dall'amore la pazzia, vale a dire me, e crollerà tutto.
Delle donne mi preoccupo di meno, perché mi sono talmente devote, che non c'è alcun bisogno di influenzarle a mio favore.*

Ah, quanto è dolce farsi dominare dall'amore, inganno della natura.
*: Schopenhauer, Metafisica dell'amore sessuale

domenica 16 gennaio 2011

Fogli stampati, rilegati insieme secondo un certo ordine e racchiusi da una copertina. Insomma, LIBRI

Ah, amore, ho comprato tre libri.
Un saggio di filosofia esistenziale, perché il tuo modo di spiegarmi il mondo mi piace, ma non è il solo. <Nessuna verità è dunque più certa, più indipendente da tutte le altre e meno bisognosa di prova di questa: che ogni cosa presente alla conoscenza, quindi tutto questo mondo, è soltanto oggetto in rapporto al soggetto, intuizione dell'intuente, in una parola: rappresentazione>


Un'insieme di romanzi di ricerca interiore, delicati e sensibili.
<In principio era il mito. Come il gran Dio aveva portato la poesia nelle anime degli Indiani, dei Greci, e dei Tedeschi, lottando per farle giungere la parola, così seguitava a poetare, giorno dopo giorno, nell'animo di ogni bambino>


Un romanzo "di mezzo", per l'autore che l'ha scritto. Tradotto anche in uno splendido film di Visconti. Tratta la mia figura preferita, quella "al di là del bene e del male".
<Io ero convinto di essere non pure uno spirito eletto ma uno spirito raro; e credevo che la rarità delle mie sensazioni e dei miei sentimenti nobilitasse, distinguesse qualunque mio atto>

Icone

Tutta la manfrina sulla borsa Kelly, che tutti sanno cos'è e se io non lo so passo (addirittura) per una che non si informa, per non sapermi nemmeno dire che deve il suo nome a Grace Kelly che, incinta, vi nascondeva dietro il pancione. Lanciandola, così, nell'ormai lontano 1956.
Ignorante.

venerdì 14 gennaio 2011

Senza parole, l'amore che nasce

Da Venerdì di Repubblica:
Intervistatore: E' sicuro che un ventenne d'oggi si riconosca in questi due ventenni così timidi e "lenti"?
L. Mattotti (autore e disegnatore di Stanze, due corpi, un ragazzo e una ragazza disegnati duecento volte, in vari atteggiamenti) risponde: No, ma lo spero. Credo ci sia ancora voglia di essere lenti nello scoprirsi, di avere tempo per guardarsi anche senza toccarsi, di aspettare che arrivi una sorpresa: da sola, senza forzarla. Il problema, oggi, è che a un certo punto squilla sempre un cellulare.


Ecco, io, con Mario, questo tempo l'ho avuto tutto.
L'ho avuto così tanto che non ricordavo nemmeno di avere un cellulare, o che ce l'avesse lui, mentre eravamo insieme.
(Chi sa dove lo metteva, questo cellulare.. Perché vedendo quanto squilla ora mi sorge il dubbio.)
Insomma, sono in vena di marchette (ovviamente dopo aver espresso il mio disappunto per quelle di Fazio, ieri) leggere questa mini-intervista mi è piaciuto. Perché quei due ragazzi che si amano, si cercano, si abbracciano, si guardano, si addormentano, si svegliano, parlano, litigano, piangono e ridono mi ricordano tanto noi, amore.

giovedì 13 gennaio 2011

Mentre il mondo non si guarda intorno

Tre giorni fa l'Italia che si sorprende e cade dalle nubi si è sorpresa ed è caduta dalle nubi quando, non per fame ma per un'infiammazione polmonare (in modo comunque indegno) un neonato è morto a Bologna. E' una situazione complicata e grave.
Ma visto lo stupore, peraltro giustificato, credo sia doveroso che ci si ricordi un po' più spesso anche della quantità di neonati e bambini (ovviamente in compagnia dei loro parenti) che ogni giorno lottano per la vita che rischia di essergli strappata per mancanza di materie che noi consideriamo oramai obsolete.
Perché qua stiamo bene, e ci piace impiegare il tempo a discutere di tante cose inutili, di chi viene scopata da Berlusconi, del Festival di Sanremo e chissà se Belen starà ancora con Corona, del canile di Sarah Scazzi, delle tragedie amorose dei vip nostrani, della Tulliani e Fini che vanno in vacanza alle Maldive e spendono una valanga di euro al giorno (ecchissenefrega), di D'Alema che si vestirà ben come vuole lui se ha i soldi per comprarsi il cashemere (l'importante, casomai, è che i soldi con cui se lo compra gli spettino legittimamente, il che vale pure per Fini). 
Mentre ci occupiamo di tutto questo e molto altro, nel mondo (lo stesso mondo in cui ci troviamo anche noi) succedono cose che noi occidentali spesso non possiamo nemmeno immaginare.
Lascia sgomenti anche solo leggere, come sto facendo ora su Vanity Fair, l'articolo di Antonella Napoli, che riporta dal Darfur dati spaventosi. Lì, ogni giorno, sono 75 i bambini che muoiono per malattie o per fame. Per fame.
Se penso agli omogeneizzati che spesso mi ritrovo a buttare via perché Clara (poverina, non è colpa sua) non riesce a finirli, mi sento male.
Sono discorsi che appaiono banali, ma non lo sono affatto se, ancora, nel "solo" Darfur, sono 75 al giorno i decessi infantili per motivi ridicoli, ai nostri occhi.
Non sono banali se un bambino su sette non arriva ai 5 anni di vita. Se, tra gli adulti, in pochi superano la soglia dei 50.


E allora va bene tutto e va bene lo svago,
ma fa bene anche riflettere sul mondo, di tanto in tanto.
Così, ogni sera, prima di andare a dormire, posterò le cifre di un'umanità che non fa il possibile, che non si aiuta abbastanza, che permette che milioni di persone vivano nell'indecenza.
P.s: come quando ero una bambina, piccola, e mi chiudevo in camera mia a piangere dopo aver visto al tg i servizi su una qualche guerra. Piangevo un po' per dispiacere per i poveracci che vi si trovavano in mezzo, e un po' per gratitudine al caso.
Perché è solo un caso se io non ho visto la luce in Sudan ma a Forlì.
E così vale per tutti.

martedì 11 gennaio 2011

Un po' qua e un po' là

A parte che se tutti fossero davvero indaffarati staremmo meglio,
A parte che le scemenze traboccano e non ci stanca mai di ripeterne,
A parte che con tutto il fiato sprecato ci potrebbe andare in mongolfiera l'intera Eurasia,
A parte che le bugie non si dicono, e ce l'hanno insegnato da piccolini,
A parte che le immagini da Google earth almeno prendile giuste, così poi vedrai le zebre,
A parte che la gente si lamenta ma poi non sa fare nemmeno il proprio mestiere,
A parte che vorrei proprio capire cosa ci fate poi, a casa, con quelle tesserine,
A parte che oggi sembra tutto, troppo, normale,
A parte che le cose gravissime sono queste,
A parte tutto questo stasera non voglio avere pensieri.