Tra gli interrogativi che la rubrica Domande di D di Repubblica ci propone oggi c'è, per esempio, vi sentite sprecati dentro di voi?
Allora il punto è se ci si possa sentire sprecati dentro la fisicità che ci imprigiona oppure se ci si senta tali in rapporto alla vinta che si conduce.
Chi non lo è almeno un poco?
Per il semplice fatto che le vie del Signore sono infinite, e cioè che le possibilità, di soluzione di una vita, sono infinite.
Ma vanno cercate, individuate, desiderate e conquistate.
Costa non poca fatica.
E il mondo che ci ospita è così ricolmo di cose e fatti e vite che per certi aspetti può aiutarci nella nostra realizzazione, ma per altri può essere devastante.
E' come se questo marasma di gente, di cose e di fatti finisse per sommergere chiunque, per nascondere le possibilità di emergere dal caos.
Così da dare ragione a Jung, quando ha detto che una vita che non si distingue è sprecata.
Ha ragione Jung, ma non abbiamo ragione noi se gliela diamo vinta.
Quali sono, allora, le reali possibilità di distinzione oggi?
Cosa significa distinzione? E' qualcosa che corrisponde unicamente alla fama?
Cos'è che, oggigiorno, dà la forza a ragazzi giovanissimi di sentirsi già inutili e privi di scelta?
Non lo studiano Kieerkegaard a scuola? Non glielo dice nessuno che l'alternativa è la disperazione?
Ma forse non c'è nemmeno bisogno della filosofia. Probabilmente ci si arriva anche con la propria testa. E allora costa troppa fatica la strada non tanto per distinguersi ma per provare a dare un senso a se stessi?
Per provare a riconquistarsi la dignità della vita?
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sabato 9 aprile 2011
sabato 26 febbraio 2011
Alla francese
Da D di Repubblica, tra le solita rubrica Domande, a pag. 35, ci si chiede:
Vi ricordate quando, per la prima volta, avete sollevato la testa sorridendo, per scoprire che lui/lei durante quel bacio non aveva chiuso gli occhi e vi stava guardando?
Sarebbe esagerato dire che in quel momento avete scoperto che il mondo è un'imperdibile, imbarazzante sorpresa?
No, non sarebbe esagerato.
E' una meraviglia guardarsi negli occhi.
Quando ci si ama e ci si bacia, poi, lo è senza dubbio.
Io non chiudo mai gli occhi.
L'ho fatto solo quando non volevo vedere cosa stavo facendo.
Vi ricordate quando, per la prima volta, avete sollevato la testa sorridendo, per scoprire che lui/lei durante quel bacio non aveva chiuso gli occhi e vi stava guardando?
Sarebbe esagerato dire che in quel momento avete scoperto che il mondo è un'imperdibile, imbarazzante sorpresa?
No, non sarebbe esagerato.
E' una meraviglia guardarsi negli occhi.
Quando ci si ama e ci si bacia, poi, lo è senza dubbio.
Io non chiudo mai gli occhi.
L'ho fatto solo quando non volevo vedere cosa stavo facendo.
domenica 24 ottobre 2010
D'amore di morte e di altre sciocchezze*
Su D di Repubblica di sabato, 23 ottobre, alla rubrica DOMANDE ci si chiede: "Due persone che si sono desiderate reciprocamente e con grande passione e che non se lo sono mai confessato per insicurezza o altro e lo scoprono dopo anni, meritano almeno una pensione di invalidità?".
Sempre sullo stesso numero di D di Repubblica, in un diverso servizio (circa una serie tv Usa che parla di cancro) si considera che: "La vita in fondo è sempre un equilibrio tra sopravvivenza e divertimento. E il tempo ha un ruolo centrale. Se poi sai quanto te ne resta, cambiano le tue priorità, le amicizie, i rapporti familiari".
Ma io credo che in realtà tutti sappiano quanto tempo gli resta, nel senso che sappiamo che la fine arriverà, per chi oggi e per chi un domani.
Il pensiero della morte ha la capacità di ripropormisi spesso. Riesce a avvolgermi la testa, come a fasciarla in una serie di giri fastidiosi e paurosi.
Mi piace quello che dice Pascal, che l'uomo, pur essendo solo un debole giunco della natura, è un giunco pensante, e anche se l'universo lo distrugge, l'uomo è assai più nobile di ciò che lo uccide perché sa di morire.
E' in quest'ottica che ho già cambiato le mie priorità, e ho cambiato la mia vita radicalmente.
Perché ho riconosciuto quello che mi fa felice, perché, oltretutto, non mi sento stupida, anzi, a pensare d'essere nel pieno della felicità con consapevolezza.
E ho riconosciuto l'amore, frutto di quella passione di cui parlavo prima, e ho pensato, dopo aver sprecato tempo, di non potermi permettere di perderne nemmeno un altro attimo. Ché il tempo non è mai troppo, e dico la verità quando dico che mi manchi anche mentre sei al cesso.
E è per questo che annoto in mente ogni sorriso di nostra figlia, ogni suo progresso, ogni tua carezza, ogni gesto del nostro amarci, dagli sguardi ai momenti più fisici.
E' per questo che ogni momento che trascorro con i miei genitori, ora, ha un sapore diverso, è di un'altra qualità e è migliore.
“Ché perder tempo a chi più sa più spiace”.
E' per questo che, quando mi viene in mente la morte, io le rispondo stringendoti la mano e sorridendoti, amore.
*A proposito del titolo...sabato 6 novembre hai impegni?
Beh, credo di si.
Quella sera di gennaio non avrebbe avuto senso se non ti avessi cercato, se non ti avessi confessato immediatamente il mio desiderio.
Se penso che quella sera, poi, ha dato senso al resto della mia vita, sorrido.
Non avrei mai potuto tacere una grande passione, non l'ho fatto, mai.
E del resto non ne avrei avuto coraggio, come se rinunciarci fosse equivalso a rinunciare a un pezzo (e, diciamo, neanche il più sfigato) della vita, che adesso comunque è la migliore possibile, grazie a te.
La posta in gioco è troppo alta, se c'è una grande passione di mezzo.
E' un sentimento troppo necessario a far si che una vita da comune mortale non vada sprecata in cose sterili e banali.
E, soprattutto, se quella sera non ti avessi cercato, la mia vita sarebbe stata veramente e gravemente invalidata.
E, soprattutto, se quella sera non ti avessi cercato, la mia vita sarebbe stata veramente e gravemente invalidata.
Sempre sullo stesso numero di D di Repubblica, in un diverso servizio (circa una serie tv Usa che parla di cancro) si considera che: "La vita in fondo è sempre un equilibrio tra sopravvivenza e divertimento. E il tempo ha un ruolo centrale. Se poi sai quanto te ne resta, cambiano le tue priorità, le amicizie, i rapporti familiari".
Ma io credo che in realtà tutti sappiano quanto tempo gli resta, nel senso che sappiamo che la fine arriverà, per chi oggi e per chi un domani.
Il pensiero della morte ha la capacità di ripropormisi spesso. Riesce a avvolgermi la testa, come a fasciarla in una serie di giri fastidiosi e paurosi.
Mi piace quello che dice Pascal, che l'uomo, pur essendo solo un debole giunco della natura, è un giunco pensante, e anche se l'universo lo distrugge, l'uomo è assai più nobile di ciò che lo uccide perché sa di morire.
E' in quest'ottica che ho già cambiato le mie priorità, e ho cambiato la mia vita radicalmente.
Perché ho riconosciuto quello che mi fa felice, perché, oltretutto, non mi sento stupida, anzi, a pensare d'essere nel pieno della felicità con consapevolezza.
E ho riconosciuto l'amore, frutto di quella passione di cui parlavo prima, e ho pensato, dopo aver sprecato tempo, di non potermi permettere di perderne nemmeno un altro attimo. Ché il tempo non è mai troppo, e dico la verità quando dico che mi manchi anche mentre sei al cesso.
E è per questo che annoto in mente ogni sorriso di nostra figlia, ogni suo progresso, ogni tua carezza, ogni gesto del nostro amarci, dagli sguardi ai momenti più fisici.
E' per questo che ogni momento che trascorro con i miei genitori, ora, ha un sapore diverso, è di un'altra qualità e è migliore.
“Ché perder tempo a chi più sa più spiace”.
E' per questo che, quando mi viene in mente la morte, io le rispondo stringendoti la mano e sorridendoti, amore.
*A proposito del titolo...sabato 6 novembre hai impegni?
sabato 2 ottobre 2010
Un po' di niente..
Su D di Repubblica di sabato 2 ottobre, nella rubrica Domande (pag.17), l'ultima questione che ci si pone è: "Che mondo sarebbe se i neonati potessero scambiarsi i trucchi che conoscono per condizionare gli adulti? Ci sarebbe ancora un mondo?".
Bene.
Certe volte guardando Clara, che solo fra cinque giorni compirà tre mesi, ho quasi paura.
Mi guarda a sua volta e regge lo sguardo come risulterebbe difficile fare anche a un adulto.
Assume espressioni che pretendono un'attenzione e una risposta.
Quando l'allatto e si sente piena, si stacca e mi fissa negli occhi con un ghigno, e con un filo di voce pronuncia un "Oooh.." che per me significa tutto, come se mi fosse grata di ogni pasto, come se esprimesse una complicità che ovviamente ancora non può essere cosciente d'avere.
Ma da quando ha cominciato a accarezzarci, sia me che il suo papà, e quindi ha capito che e come può toccarci non per sbaglio, ma con movimenti mirati e decisi da lei, beh, con questo passo mi sembra diventata ancora più grande.
A volte, comunque, distinguo in lei certi comportamenti un po' "paraculi"... un finto pianto, due finti colpi di tosse, quasi volesse dire "guarda come riesco a sfotterti..".
Anche queste piccole grandi cose mi riempiono di tenerezza e amore, di simpatia per lei che è, di fatti, simpaticissima.
E anche per questa sua simpatia che intuisco, pur godendomi questi attimi con lei, penso spesso che mi piacerà da matti vederla ogni giorno un po' più grande, quando riuscirà a muoversi da sola per casa, quando pronuncerà le prime parole, quando mi guarderà con le stesse espressioni d'adesso ma saprà dirmi anche "Mamma".
Oggi pomeriggio la porterò a fare una passeggiata al Parco di Villa Borghese, non fosse altro che per farla respirare un pochino meglio..aspettando i tempi in cui potrà apprezzare i giochi sull'erba e cose del genere.
Porterò la macchina fotografica perché il suo book non è mai abbastanza ricco, e le foto di un pomeriggio di relax al parco ci mancano.
E ci torneremo anche domani, perché il lunedì la Gnam è chiusa e a me, da brava laureanda in storia dell'arte, può servire farci un giretto.
Poi in questi giorni abbiamo una serie di visite mediche, dall'ecografia alle anche alla visita di routine dalla pediatra.
E poi c'è la santa e benedetta dentizione.. che credo inizi a darci le prime rotture di scatole..e Clara ha cominciato a fare i primi capricci d quando è nata e da "morsi" a qualsiasi cosa.
Poi c'è il nostro papà che ha sempre tanto da fare e che piace così tanto a Clara, che lo guarda e ride quasi come ride guardando me.
E' un bravo papà, del quale ammetto d'essere visceralmente gelosa.
Gelosia che non avevo mai provato prima di lui.
Ah, il grande amore..
Bene.
Certe volte guardando Clara, che solo fra cinque giorni compirà tre mesi, ho quasi paura.
Mi guarda a sua volta e regge lo sguardo come risulterebbe difficile fare anche a un adulto.
Assume espressioni che pretendono un'attenzione e una risposta.
Quando l'allatto e si sente piena, si stacca e mi fissa negli occhi con un ghigno, e con un filo di voce pronuncia un "Oooh.." che per me significa tutto, come se mi fosse grata di ogni pasto, come se esprimesse una complicità che ovviamente ancora non può essere cosciente d'avere.
Ma da quando ha cominciato a accarezzarci, sia me che il suo papà, e quindi ha capito che e come può toccarci non per sbaglio, ma con movimenti mirati e decisi da lei, beh, con questo passo mi sembra diventata ancora più grande.
A volte, comunque, distinguo in lei certi comportamenti un po' "paraculi"... un finto pianto, due finti colpi di tosse, quasi volesse dire "guarda come riesco a sfotterti..".
Anche queste piccole grandi cose mi riempiono di tenerezza e amore, di simpatia per lei che è, di fatti, simpaticissima.
E anche per questa sua simpatia che intuisco, pur godendomi questi attimi con lei, penso spesso che mi piacerà da matti vederla ogni giorno un po' più grande, quando riuscirà a muoversi da sola per casa, quando pronuncerà le prime parole, quando mi guarderà con le stesse espressioni d'adesso ma saprà dirmi anche "Mamma".
Oggi pomeriggio la porterò a fare una passeggiata al Parco di Villa Borghese, non fosse altro che per farla respirare un pochino meglio..aspettando i tempi in cui potrà apprezzare i giochi sull'erba e cose del genere.
Porterò la macchina fotografica perché il suo book non è mai abbastanza ricco, e le foto di un pomeriggio di relax al parco ci mancano.
E ci torneremo anche domani, perché il lunedì la Gnam è chiusa e a me, da brava laureanda in storia dell'arte, può servire farci un giretto.
Poi in questi giorni abbiamo una serie di visite mediche, dall'ecografia alle anche alla visita di routine dalla pediatra.
E poi c'è la santa e benedetta dentizione.. che credo inizi a darci le prime rotture di scatole..e Clara ha cominciato a fare i primi capricci d quando è nata e da "morsi" a qualsiasi cosa.
Poi c'è il nostro papà che ha sempre tanto da fare e che piace così tanto a Clara, che lo guarda e ride quasi come ride guardando me.
E' un bravo papà, del quale ammetto d'essere visceralmente gelosa.
Gelosia che non avevo mai provato prima di lui.
Ah, il grande amore..
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