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mercoledì 4 aprile 2012
Piccolo mondo antico
La storia di Martina de Carli non ha fatto altro che ribadire un (peraltro già noto) dato di fatto: il grande potere della fica.
giovedì 16 febbraio 2012
La fotografia della vita che conta
Ho scritto queste poche righe qualche giorno dopo aver conosciuto Giada Paolini e le sue opere.
In occasione della sua prossima personale le rispolvero, perché ancora valide.
Giada Paolini è una autoartista. Conio per lei il termine, perché altra parola non sarebbe più giusta.
Questo può essere detto in introduzione al suo lavoro e per raccontare il suo percorso nel campo della fotografia.
Si avvicina al mezzo non prima del 2009, andando a completare da autodidatta un portfolio interamente composto da autoscatti: una raccolta comprendente unicamente fotografie in autoscatto, da leggere in chiave autobiografica. Una raccolta che, quindi, altro non è se non un racconto della sua storia, della sua vita dalla nascita ad oggi (con i suoi venticinque anni) che balla sul filo delle emozioni.
Sono queste, le emozioni, che Giada ha scelto come filo conduttore per raccontare e regalare al pubblico, con il mezzo fotografico, l’ingombrante bagaglio emozionale che porta con sé.
Vi si trovano rappresentati gli stati d’animo che tutti noi, ognuno a modo suo, siamo portati a sperimentare lungo il percorso di vita. Dal dolore alla rinascita, passando attraverso un inevitabile purgatorio.
Giada presta il suo corpo e la sua faccia a questa causa.
Ci si mostra velata negli scatti del dolore, ci si para davanti vestita da dama nella cornice esclusiva di ruderi e rovine, cimiteri e luoghi vacui, vuoti, distrutti, con un passato alle spalle e pregni di storia e vita vissuta.
"Se si smette di guardare il paesaggio come prodotto dell’attività umana, subito si scopre una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Questo insieme non appartiene né al territorio dell’ombra, né a quello della luce. Si situa ai margini" ha detto Gilles Clements.
Giada racconta il suo percorso e la sua rinascita anche sfruttando sapientemente sfondi metafisici.
Il riferimento ad opere pittoriche è casuale. Ma insegna quanto, la pittura, possa avere influenza sull'immaginario collettivo. Lungo la sua produzione si scorgono, invece, diversi allacci alla filosofia antica e moderna. Il suo lavoro di artista svolto da un’unica e determinata prospettiva, analizzando l’oggetto della sua arte da uno solo degli infiniti punti di vista possibili, come ci avrebbe raccontato Platone.
Il riferimento ad opere pittoriche è casuale. Ma insegna quanto, la pittura, possa avere influenza sull'immaginario collettivo. Lungo la sua produzione si scorgono, invece, diversi allacci alla filosofia antica e moderna. Il suo lavoro di artista svolto da un’unica e determinata prospettiva, analizzando l’oggetto della sua arte da uno solo degli infiniti punti di vista possibili, come ci avrebbe raccontato Platone.
E, quindi, la particolarità della sua opera è esattamente il prestarsi, lei stessa, a divenire oggetto delle sue rappresentazioni, facendo emergere i suoi stati d’animo e lasciando che questi, poi, si donino alle più svariate forme di interpretazione da parte di chi osserva.
In secondo luogo, un senso profondo del lavoro di Giada Paolini si riconosce ampiamente nel filone del discorso di Charles Taylor circa l’esistenza di una svolta espressiva (expressivist turn). Pensiero per il quale il cammino di armonizzazione inizia con l’ascolto di una voce interiore, così da riuscire a trovare la propria verità nei propri sentimenti e, attraverso la verità, riuscire ad esprimere noi stessi.
Ecco, l’introspezione e la presa di coscienza di Giada Paolini coincide con l’idea di Taylor secondo cui il Sé, nella sua riscoperta, altro non è che il nucleo del divenire dell’essere umano.
Guardate, immedesimatevi e servitevene tutti: vi ritroverete, attraverso i suoi scatti, nel pieno della vostra intimità, come se veniste colti a sorpresa mentre fate il bidet.
Inaugurerà presso Famiglia Margini, il 3 marzo 2012, la sua prossima personale:
DENTRO L'ANIMA
mercoledì 15 febbraio 2012
Cuba Libre
Che il cocktail cuba libre tragga spunto dall'indipendenza ottocentesca di Cuba o dall'omonimo giornale rivoluzionario (fondato nel 1928) non ha importanza.
Perché Cuba Libre è il titolo del libro fotografico di Sylvie Lancrenon, il cui soggetto è nientemeno che una stratosferica Emmanuelle Béart (libro che ha già compiuto quattro anni...edito nel 2008).
Lo stavo sfogliando poco fa.
Il miracolo che può far accadere una donna, con la sua sola figura, e il miracolo che può far accadere una fotografia, con il suo solo lavoro.
E' tutto qui,
in questo libro.
(a Schirmer/Mosel Production... http://schirmer-mosel.com/homee1/index.htm)
Perché Cuba Libre è il titolo del libro fotografico di Sylvie Lancrenon, il cui soggetto è nientemeno che una stratosferica Emmanuelle Béart (libro che ha già compiuto quattro anni...edito nel 2008).
Lo stavo sfogliando poco fa.
Il miracolo che può far accadere una donna, con la sua sola figura, e il miracolo che può far accadere una fotografia, con il suo solo lavoro.
E' tutto qui,
in questo libro.
(a Schirmer/Mosel Production... http://schirmer-mosel.com/homee1/index.htm)
sabato 11 febbraio 2012
L'inganno dell'arte, del sistema arte.
Confusione e privazione di senso nell'arte contemporanea
Se si vanno a rivedere le parole di Filippo Tommaso Marinetti all’epoca della stesura del Manifesto Futurista ci si accorge immediatamente che qualcosa di molto grande è cambiato. Non tanto in termini di operazioni artistiche, ma in merito alle figure che ruotano intorno al mondo artistico.
Marinetti, di fatti, era convinto della superiorità della lungimiranza dell’artista, attribuendo allo stesso un ruolo di profeta , in quanto unico ad avere capacità di intuizioni folgoranti utili ad indirizzare la coscienza collettiva.
Ripensare a tutto ciò e farlo calzare al mondo/sistema dell’arte contemporanea non è possibile.
Cosa e quanto sia cambiato è evidente a tutti o, perlomeno, a chi di questo si interessa.
Lo spunto di riflessione mi viene dall’articolo di Jean Clair apparso il 5 febbraio scorso su Repubblica: L’inganno del critico. Articolo nel quale Clair ripercorre le tappe della nascita e dello sviluppo della figura del critico d’arte e della critica d’arte come disciplina.
La critica d’’arte è nata nel 18°secolo, quando le opere d’arte iniziano a non essere esclusivamente rivolte ad una committenza pubblica (“religiosa o principesca”), ma si fanno espressione di un gusto individuale e rivolte ad un pubblico profano. Ed è proprio il momento in cui le cosiddette “Belle Arti” sgombrano il campo in favore dell’arte come “qualità propria ed inimitabile di un individuo che si crede genio” (l’artista, appunto). Siamo intorno al 1750 e, parallelamente all’estetica, in conseguenza ad un’arte-oggetto per il piacere di privati, nascono la critica e il mestiere di critico.
Da lì in avanti il critico si è sostituito al resto, si è fatto interprete della mutezza delle opere d’arte, parlando per loro e, molto spesso, per l’artista stesso.
Si è fatto portavoce (e in taluni casi fautore) di manifesti esplicativi dei vari mari movimenti artistici, dettando regole e programmi (non più iconografici ma frequentemente “politici”). È avvenuto, nel tempo, quello che Clair nel suo articolo dice essere uno stato di “politica esteticizzata ed estetica politicizzata” cui l’artista si è trovato a dover obbedire.
Jean Clair, spiegando uno dei motivi che l’ha portato al “dimettersi” dall’essere critico d’arte, racconta la non troppo lunga vita del suo “Chroniques de l’art vivant”, rivista grazie alla quale ha sperimentato come sia possibile (in linea con l’ormai trito e ritrito McLuhan, il medium è il messaggio) lanciare sul mercato dell’arte nomi e prodotti a propria discrezione: non importa l’oggetto in sé ma la sua esposizione, il valore che si decide di attribuirgli e la pubblicità che gli si riesce a dare.
Clair ha descritto tutto ciò come “esperienza di arti fittizie e mercati ingannevoli”.
Una cosa non troppo diversa era stata detta da Vittorio Sgarbi durante l’intervista del 17 gennaio scorso per il Bollettino dell’Arte, nel corso della quale ha denunciato l’esistenza di una sorta di mafiosità nelle infrastrutture del mercato dell’arte, riferendosi proprio al ruolo giocato da alcuni critici contemporanei nel condurre l’artisticità nel vicolo cieco del dogmatismo.
Lo stesso Sgarbi, in un articolo uscito su Il Giornale il 2 febbraio, riferendosi alla freschissima nomina di Massimiliano Gioni a direttore della Biennale di Venezia, ha trattato in modo davvero “critico” la figura del curatore indipendente che, “con il progredire dell’ignoranza e degli schieramenti legati al mercato”, ha sostituito il critico.
Se, per tornare brevemente a Clair, la condizione essenziale per influenzare l’andamento della storia e del mercato dell’arte era l’accordo tra mercante, storico e critico d’arte , oggi vediamo sedersi in prima fila anche (e soprattutto) il curatore.
E qui, allora, mi collego all’articolo di Antonello Tolve (uscito sul numero di febbraio 2012 di ArsKey) intitolato “Cura della cura”. Articolo in cui Tolve prova a dare una definizione della figura professionale in questione. Il curatore: apparso negli anni ’90 del secolo scorso come prodotto di una frammentazione del lavoro, figura discutibile e discussa.
Figura professionale che avrebbe dovuto dare ordine in un quadro di ripensamento e modernizzazione delle esposizioni artistiche, nell’ideare e proporre percorsi espositivi e spunti di riflessione.
Il saggista-architetto Koolhaas parla di una professione “dove si approva o disapprova. Un sistema di selezione che espone e giudica” ed anche un ruolo che non può permettersi pietà, preparando “i nuovi talenti al loro debutto” salvo poi tagliarli fuori dalla scena “quando hanno esaurito l’attenzione del pubblico”.
È la logica dello spettacolo utile solo in quanto carburante della macchina economica e del ritorno personale di chi organizza o sponsorizza tutto questo.
A tal proposito si è espresso anche Charles Saatchi che (pochi mesi fa su The Guardian) ha definito il nuovo mondo dell’arte contemporanea “profondamente imbarazzante”.
In un quadro più vasto, in cui se la prende con tutti, dai collezionisti al pubblico passando per i critici, Saatchi ha parlato di curatori insicuri e capaci di esporre esclusivamente “installazioni post-concettuali incomprensibili” apprezzabili solo dai loro colleghi “ugualmente insicuri”.
E ancora, un curatore descritto come gelido e opportunista, interessato unicamente al proprio percorso e alla propria carriera. Un “filippino della critica” l’ha definito Achille Bonito Oliva, un Globe-trotter dell’arte che dovrebbe piacere al premier Monti per la poca monotonia del suo lavoro e per il suo adattamento d’obbligo all’idea dell’uomo flessibile di Sennett (“i lavoratori di oggi sono sempre in cammino, costretti ad inseguire i repentini e imprevedibili mutamenti economici”).
Così, se per Jean Clair la fortuna delle opere d’arte, delle correnti e dei movimenti artistici sono decretate dall’unione di forze tra mercante, storico e critico; se per Vittorio Sgarbi esiste una mafia del mercato artistico diretto da alcuni critici ed operatori di settore; se Charles Saatchi dice che i collezionisti sono tanto ricchi quanto ignoranti per cui l’arte è solo affermazione sociale, che i curatori sono insicuri e inadeguati, che una parte di pubblico presenzia a tutte (veramente tutte) le vernici per disporre liberamente del buffet senza sapere per quale artista si stia facendo (la vernice); se Bonito Oliva parla del curatore come di un mercenario...
Se è tutto così, mi chiedo, colui che è l’artista (che la materia prima del sistema la produce, e che forse una qualche voce in capitolo dovrebbe ancora averla nel calderone dell’arte contemporanea) dov’è? Cosa fa? Quale gradino occupa?
Forse i vari curatori, i critici, gli storici (e così via) oggi sempre più simili a grandi manager, hanno dimenticato l'artista lungo la via della loro deprimente carriera.
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sabato 4 febbraio 2012
Prorogata CASA MOSTRA - Mostra mercato di Arte Contemporanea
CASA MOSTRA
Mostra mercato di Arte Contemporanea
A seguito del grande consenso riscosso nel corso della prima rassegna di CASA MOSTRA – Mostra mercato di Arte Contemporanea (svoltasi mercoledì 1 febbraio scorso presso l’abitazione privata di Cèline Carbonell, nota ed estrosa designer di interni francese) l’allestimento è stato prorogato per ulteriori quindici giorni.
Carbonell, trasferitasi a Roma dopo aver vissuto in Francia, negli Stati Uniti e a Kiev, ha aperto le porte di casa sua a Roma (C.so Vittorio Emanuele II, n°266) in occasione dell’evento espositivo organizzato da Kora Diffusione Culturale. Un’idea espositiva realizzata secondo la tradizione e cultura, ormai diffusa all’estero, di ridecorare e predisporre case e appartamenti in occasione di feste e mostre d’arte, curando i dettagli con eleganza e professionalità.
Protagonisti sono stati giovani ed emergenti artisti così come altri già affermanti nel panorama dell’arte contemporanea italiana ed internazionale. Artisti che hanno avuto la possibilità di personalizzare lo spazio a loro assegnato negli ambienti di casa Carbonell.
Esempio di questa libertà d’azione è stato Gianmaria De Luca (giovane fotografo già collaboratore, fino al 2011, dei docenti dell’Istituto superiore di Fotografia e Comunicazione integrata di Roma, ha partecipato all’ultima Mostra del cinema di Venezia esponendo la fotografia “Persona”, attualmente assistente presso lo studio del maestro Claudio Abate) che, potendo usufruire di un’intera stanza per mostrare i suoi lavori e quelli della costumista Veronica Tronelli, ha ricreato un’ambientazione utile a comprendere il significato intrinseco di ogni immagine della serie fotografica ispirata ai “Tarocchi”. (foto a lato). La stessa proprietaria di casa, Cèline Carbonell, ha alcune tra le sue creazioni per interni disposte in un apposito spazio rivisitato e ridecorato per l’occasione.
Hanno partecipato il sound designer Piero Mottola (i cui lavori sono stati conosciuti alla FIAC di Parigi, ad Artissima di Torino, al MACRO di Roma, alla 54esima edizione della Biennale di Venezia, fino alla Biennale de L’Avana che si svolgerà a Cuba da maggio 2012); lo scultore Alessandro Di Cola (giovane di talento già vincitore di premi come il Massenzio e con alle spalle esposizioni a livello internazionale e in occasione della 54esima edizione della Biennale di Venezia nella sezione di Firenze); l’artista Andrea Pinchi (anch’esso presente alla Biennale di Venezia 2011 e con una recente personale a Basilea); lo scultore Sergio Tumminello (già presentato dal critico Achille Bonito Oliva con un testo e con esperienze espositive importanti presso lo studio Abate e Takeawaygallery di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati e il 9 febbraio inaugurerà un’esposizione presso Opera Unica di via della Reginella n°26, a Roma); Giada Paolini (giovane fotografa già presente alla 54esima edizione della Biennale di Venezia nella sezione di Parma, ha esposto presso la galleria Monserrato ‘900 di Roma).
Le creazioni del video artista torinese Alessandro Amaducci (foto a lato) hanno permesso che il percorso espositivo di CASA MOSTRA si estendesse anche all’esterno dell’abitazione con una videoproiezione continua sulla parete del cortile interno.
Hanno partecipato Stefano Bufalini (incisore), Silvia De Marco (ceramista), Davide Galli (creatore gioielli), Patrizia Ghiringhelli Ambrosetti (fotografa), Mara Lautizi (pittrice), Bernadette Moens (incisioni), Myrtille Servettaz (fotografa) ed Esteban Vivaldi (regista) che ha proposto al pubblico un’insolita idea di autoproduzione per il film cui sta lavorando: “Era del rame”. Mettendo in vendita i singoli fotogrammi del primo ed unico episodio completato (2 euro ciascuno) Vivaldi offre la possibilità, ad ogni acquirente, la citazione in veste di produttore nei titoli di coda del film (foto sotto).
CASA MOSTRA – Mostra mercato di Arte contemporanea sarà, quindi, visibile per altri quindici giorni in Corso Vittorio Emanuele II, n°266, 00186 Roma, c/o Carbonell.
Le visite al percorso espositivo saranno possibili esclusivamente su appuntamento (contattare Kora Diffusione Culturale: 3470058042 Sara Mancini, 3463500196 Silvia Pardolesi, 3490892801 Flaminia Scauso).
martedì 10 gennaio 2012
BOLLETTINO DELL'ARTE 10genn
Oggi, dalle 12, si introduce il testo "Museo Immaginato" di Philippe Daverio,
si annuncia l'evento Artistinmostra presso MercanteInFiera di Parma,
si elencano le vernici del giorno!
http://www.livestream.com/citofonareadinolfi/video?clipId=pla_f3697a70-2867-474a-8d7f-6fc3e62dbe65
http://www.livestream.com/citofonareadinolfi/video?clipId=pla_f3697a70-2867-474a-8d7f-6fc3e62dbe65
giovedì 15 dicembre 2011
Esperienze
L'archeologa, la designer d'interni, l'architetto, la giornalista e la killer professionista. Poi la storica dell'arte.
Una serie di mestieri, e avrei voluto e vorrei farli ancora tutti.
Ma proprio tutti.
mercoledì 14 dicembre 2011
Di cinema e vita
Di Midnight in Paris mi è piaciuto il viaggio nel tempo.
Per me, che ho sempre pensato di essere nata nell'epoca sbagliata, è stato bellissimo.
Mi sono riconosciuta nello sbalzo temporale di mezzanotte, perché ho visto "scorrere" i personaggi da me sempre amati (anche se non tutti), perché ho visto acconciature e abiti meravigliosi, perché ho visto la Parigi che mia nonna ha vissuto (troppo giovane) e che avrei voluto vivere io.
Per me, che ho sempre pensato di essere nata nell'epoca sbagliata, è stato bellissimo.
Mi sono riconosciuta nello sbalzo temporale di mezzanotte, perché ho visto "scorrere" i personaggi da me sempre amati (anche se non tutti), perché ho visto acconciature e abiti meravigliosi, perché ho visto la Parigi che mia nonna ha vissuto (troppo giovane) e che avrei voluto vivere io.
sabato 17 settembre 2011
Imitando D di Repubblica, 2
A tredici anni cosa volevi fare? Credo fosse ancora l'architetto..
Hai il potere assoluto per un giorno: la prima cosa che fai? Svuoto le casse dello stato e le giro a poveri e terzo mondo.
Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista? Pupi Avati.
All'inferno ti obbligano a leggere un libro: quale? La lingua salvata di Canetti.
Entri in una stanza dove ci sono tre uomini: quale e perché attrae la tua attenzione? Quello con la barba.
Oggi cos'è tabù? In Italia, forse, è la Chiesa.
Come ti immagini il paradiso? Una finestra sul paese in cui si è vissuti.
La tua casa brucia: cosa salvi? Mia figlia e mio marito, che comunque si salva bene pure da solo.
Ti rimangono 12 ore di vita: cosa fai? Bacio per 12 ore mia figlia e mio marito. Telefono ai miei e alle mie nonne.
La cosa che ti fa più paura? La malattia cosciente.
Un posto dove non sei mai stato e vorresti andare? Vorrei prendere la linea Transiberiana e fare alcune tappe.
Una cosa che volevi e non hai mai avuto? Da bambina, quelle macchinette elettriche di Peg Perego.
Se ti dico Italia qual'è la prima cosa che ti viene in mente? Arte, architettura e pizza. Pure il sole, perché sono ottimista,
La volta che hai riso di più? Parecchie volte, tra i 15 e 17 anni, con i miei compagni di allora.
Hai il potere assoluto per un giorno: la prima cosa che fai? Svuoto le casse dello stato e le giro a poveri e terzo mondo.
Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista? Pupi Avati.
All'inferno ti obbligano a leggere un libro: quale? La lingua salvata di Canetti.
Entri in una stanza dove ci sono tre uomini: quale e perché attrae la tua attenzione? Quello con la barba.
Oggi cos'è tabù? In Italia, forse, è la Chiesa.
Come ti immagini il paradiso? Una finestra sul paese in cui si è vissuti.
La tua casa brucia: cosa salvi? Mia figlia e mio marito, che comunque si salva bene pure da solo.
Ti rimangono 12 ore di vita: cosa fai? Bacio per 12 ore mia figlia e mio marito. Telefono ai miei e alle mie nonne.
La cosa che ti fa più paura? La malattia cosciente.
Un posto dove non sei mai stato e vorresti andare? Vorrei prendere la linea Transiberiana e fare alcune tappe.
Una cosa che volevi e non hai mai avuto? Da bambina, quelle macchinette elettriche di Peg Perego.
Se ti dico Italia qual'è la prima cosa che ti viene in mente? Arte, architettura e pizza. Pure il sole, perché sono ottimista,
La volta che hai riso di più? Parecchie volte, tra i 15 e 17 anni, con i miei compagni di allora.
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mercoledì 14 settembre 2011
Quasi mia la città
E poi, è vero, detesto la scomodità di Roma.
Anche se mi piace attraversarla e rendermi conto di come la mia percezione della città sia cambiata rispetto alle prime volte che ci sono venuta, da sola, per incontrare Mario.
Mi ricordo Piazza del Gesù, per esempio.
Non sapevo nemmeno da che parte fossi girata.
E il tragitto da Termini a casa mi sembrava un groviglio di vie inestricabile, quando in realtà è solo via Nazionale, tutta dritta.
Ad ogni angolo ero convinta di essermi persa, ogni piazzetta incontrata mi sembrava nuova anche se c'ero passata pochi minuti prima.
Forse ero distratta e la città in sé non mi importava molto.
Non so.
Ma è bello, adesso, spere dove mi trovo.
E paragonare tra loro le due percezioni esperite di uno stesso luogo mi emoziona, e mi rende ancora tollerabile il girone infernale di lungoteveri intasati la mattina, di tamponamenti e code chilometriche tra il traffico.
Anche se mi piace attraversarla e rendermi conto di come la mia percezione della città sia cambiata rispetto alle prime volte che ci sono venuta, da sola, per incontrare Mario.
Mi ricordo Piazza del Gesù, per esempio.
Non sapevo nemmeno da che parte fossi girata.
E il tragitto da Termini a casa mi sembrava un groviglio di vie inestricabile, quando in realtà è solo via Nazionale, tutta dritta.
Ad ogni angolo ero convinta di essermi persa, ogni piazzetta incontrata mi sembrava nuova anche se c'ero passata pochi minuti prima.
Forse ero distratta e la città in sé non mi importava molto.
Non so.
Ma è bello, adesso, spere dove mi trovo.
E paragonare tra loro le due percezioni esperite di uno stesso luogo mi emoziona, e mi rende ancora tollerabile il girone infernale di lungoteveri intasati la mattina, di tamponamenti e code chilometriche tra il traffico.
martedì 13 settembre 2011
Viaggi nei sogni
Ho deciso il mio prossimo viaggio.
Cioè, l'avrei deciso anni fa..perché prendere la linea Transiberiana è un'idea che mi affascina da molto.
Attraversare terre quasi sconosciute, "inesistenti"..e la Mongolia, che immagino come un paradiso.
E quindi fra qualche anno, quando Clara potrà rimanere qualche giorno in più con i nonni, prenderò quel treno e farò il giro che tanto voglio fare.
Sono aperte le iscrizioni, chi vuole unirsi è ben accetto..magari riusciamo a farci fare uno sconto comitiva.
Cioè, l'avrei deciso anni fa..perché prendere la linea Transiberiana è un'idea che mi affascina da molto.
Attraversare terre quasi sconosciute, "inesistenti"..e la Mongolia, che immagino come un paradiso.
E quindi fra qualche anno, quando Clara potrà rimanere qualche giorno in più con i nonni, prenderò quel treno e farò il giro che tanto voglio fare.
Sono aperte le iscrizioni, chi vuole unirsi è ben accetto..magari riusciamo a farci fare uno sconto comitiva.
martedì 26 luglio 2011
San Lorenzo
Il punto è capire se Renzi, con la sua trovata, voglia solo provare a sfidare le precedenti amministrazioni di Firenze, cercando di fare ciò che era passato per la testa ad altri ma che non era mai stato fatti.
Oppure se la città abbia un fondo disponibile tale da essere speso in modo così effimero o se, in ultima, Renzi abbia (ma è il clima di queste giornate politiche" che me lo fa supporre) una cerchia di amici tra architetti e restauratori, e quindi stia cercando loro un impiego. Appunto in San Lorenzo.
Vabbè, non lo so.
Io sono d'accordo con Antonio, sempre (togliendo l'episodio di quel crocifisso di Michelangelo...).
L'unica cosa sensata è la decisione di far scegliere ai cittadini, tramite referendum, se intraprendere i lavori di completamento nella facciata della basilica o meno.
Oppure se la città abbia un fondo disponibile tale da essere speso in modo così effimero o se, in ultima, Renzi abbia (ma è il clima di queste giornate politiche" che me lo fa supporre) una cerchia di amici tra architetti e restauratori, e quindi stia cercando loro un impiego. Appunto in San Lorenzo.
Vabbè, non lo so.
Io sono d'accordo con Antonio, sempre (togliendo l'episodio di quel crocifisso di Michelangelo...).
L'unica cosa sensata è la decisione di far scegliere ai cittadini, tramite referendum, se intraprendere i lavori di completamento nella facciata della basilica o meno.
mercoledì 20 luglio 2011
eVENTI d'estate
A dire il vero ci stavo pensando già da un po'...
E' che mi manca una serata romana di vicoli e luci, di suoni rimbalzati di posate e stoviglie, di tavolini di bar, di "parliamo di qualcosa, dai...", di tacchi sui sampietrini nella notte, di baci estivi al rientro in una casa magicamente silenziosa.
Ne avrei proprio voglia, di una serata d'estate romana.
E' che mi manca una serata romana di vicoli e luci, di suoni rimbalzati di posate e stoviglie, di tavolini di bar, di "parliamo di qualcosa, dai...", di tacchi sui sampietrini nella notte, di baci estivi al rientro in una casa magicamente silenziosa.
Ne avrei proprio voglia, di una serata d'estate romana.
venerdì 15 luglio 2011
Letture: un consiglio
Sono arrivata alla conclusione secondo la quale tutte le donne (e solo donne, mi raccomando) dovrebbero leggere i polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett.
Non fosse altro per la lunga (a volte pure troppo) spiegazione che l'autrice da dei ragionamenti della "sua detective": Petra Delicado.
Ecco, la cosa che mi colpisce dei suoi romanzi/ramanzine è che Petra non venga mai descritta. Al terzo libro della saga non ho ancora avuto notizia del colore dei suoi capelli, di quello dei suoi occhi e così via. Così che possa immaginarmici pure io, in una sorta di Petra Delicado.
Mi piace per questo, forse.
Anche perché qualunque donna (e sottolineando il fatto che il mio tasso di femminismo sia pari a zero, per non sollevare dubbi banali piuttosto che stupidi) ha qualcosa da condividere con questa Petra, che si rovina di pensieri, congetture e paranoie circa i casi che deve risolvere, essendo un'ispettrice di polizia.
Ma non solo: questi pensieri, paranoie e congetture se li porta dietro anche nella vita privata, anche giunta al suo terzo matrimonio, anche quando diviene matrigna dei quattro figli del suo ultimo marito.
Petra Delicado mi piace.
Leggetelo, con pazienza, voi donne.
Non fosse altro per la lunga (a volte pure troppo) spiegazione che l'autrice da dei ragionamenti della "sua detective": Petra Delicado.
Ecco, la cosa che mi colpisce dei suoi romanzi/ramanzine è che Petra non venga mai descritta. Al terzo libro della saga non ho ancora avuto notizia del colore dei suoi capelli, di quello dei suoi occhi e così via. Così che possa immaginarmici pure io, in una sorta di Petra Delicado.
Mi piace per questo, forse.
Anche perché qualunque donna (e sottolineando il fatto che il mio tasso di femminismo sia pari a zero, per non sollevare dubbi banali piuttosto che stupidi) ha qualcosa da condividere con questa Petra, che si rovina di pensieri, congetture e paranoie circa i casi che deve risolvere, essendo un'ispettrice di polizia.
Ma non solo: questi pensieri, paranoie e congetture se li porta dietro anche nella vita privata, anche giunta al suo terzo matrimonio, anche quando diviene matrigna dei quattro figli del suo ultimo marito.
Petra Delicado mi piace.
Leggetelo, con pazienza, voi donne.
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martedì 5 luglio 2011
In una società come questa
Che poi forse dovrei pure smettere di pensarci.
Forse non dovrei essere negativamente sorpresa, come dice Mario..tanto lo sapevo già come funzionano questi sistemi.
Ma l'ingratitudine non fa altro che urtarmi maggiormente, così come il tirare a sopravvivere onestamente di tanti davanti a questo schifo e le discriminazioni basate sul proprio stato di famiglia.
Perciò continuo a pensarci, sempre più convinta che fare giustizia sia così necessario e urgente quanto mai prima.
Forse non dovrei essere negativamente sorpresa, come dice Mario..tanto lo sapevo già come funzionano questi sistemi.
Ma l'ingratitudine non fa altro che urtarmi maggiormente, così come il tirare a sopravvivere onestamente di tanti davanti a questo schifo e le discriminazioni basate sul proprio stato di famiglia.
Perciò continuo a pensarci, sempre più convinta che fare giustizia sia così necessario e urgente quanto mai prima.
lunedì 6 giugno 2011
Inconvenienti femminili
E poi, una donna, deve pur sempre fare i conti con il ciclo mestruale.
Ora che, da soli due mesi, sembra mi sia tornato il ciclo regolare, tutte le scarpe che dopo il parto mi calzavano troppo larghe risultano molto strette.
Sono problemi pure questi, amici maschi.
Ora che, da soli due mesi, sembra mi sia tornato il ciclo regolare, tutte le scarpe che dopo il parto mi calzavano troppo larghe risultano molto strette.
Sono problemi pure questi, amici maschi.
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Piccole donne crescono
Se dovessi veramente provare a descrivere questo primo anno di vita, che sta andando a concludersi, insieme a Clara forse non troverei le parole.
O forse ne troverei, ma risulterebbe un collage di stati d'animo, non riuscendo a legarli insieme fra loro in frasi di senso compiuto per il troppo stupore.
E' questa la parola che, comunque, lega tutto.
Aveva ragione l'ostetrica che ha tenuto il mio corso preparto: la donna tende a dimenticare, annullare i momenti del parto, specialmente il dolore. Si attiva una sorta di anestesia nel tempo per la quale, anche nell'eventualità di un secondo parto, si rivive tutto come per la prima volta.
Perciò non si ricorda bene, o si ricordano solo momenti, istantanee della memoria. Non si ricordano esattamente gli stati d'animo, le sensazioni fisiche.
Io per ricordare bene la nascita di Clara devo guardare le fotografie. E anche questo, purtroppo, non basta a restituirmi le sensazioni di quei momenti.
La normalità con cui l'ho vista uscire dal mio corpo, con cui l'ho addormentata per la prima volta, con cui ho fatto tutto quello che c'era da fare.
Normalità, perché il figlio che partorisci è subito tuo, è qualcosa che hai incubato nella pancia e nella testa per nove mesi, è qualcosa che quando lo vedi, al di là delle aspettative, sai che sarebbe stato così, assomiglia comunque all'idea che ti eri fatta di lui.
E' una normalità, però, ricca di stupore. Perché pur vivendo tutto come se fosse (ed è) normale, ogni gesto che questo figlio compie, ogni sguardo che ti rivolge, ogni minimo progresso che fa quotidianamente è una meraviglia. E' una novità per te e per lui.
E io mi ritrovo adesso che Clara ha quasi un anno, e la vedo compiacersi e meravigliarsi dei primi passi che riesce a compiere, della gioia e dell'orgoglio che prova nel sapersi muovere in modo quasi autonomo. Mi ritrovo a sbellicarmi dalle risate quando, al suono di qualsiasi nota musicale, lei comincia a ballare agitando braccia e culetto.
Ed è, appunto, un continuo stupore.
Fra due giorni compirà undici mesi.
E' proprio una piccola donna, ormai.
Auguri amore mio, mille di questi mesi.
O forse ne troverei, ma risulterebbe un collage di stati d'animo, non riuscendo a legarli insieme fra loro in frasi di senso compiuto per il troppo stupore.
E' questa la parola che, comunque, lega tutto.
Aveva ragione l'ostetrica che ha tenuto il mio corso preparto: la donna tende a dimenticare, annullare i momenti del parto, specialmente il dolore. Si attiva una sorta di anestesia nel tempo per la quale, anche nell'eventualità di un secondo parto, si rivive tutto come per la prima volta.
Perciò non si ricorda bene, o si ricordano solo momenti, istantanee della memoria. Non si ricordano esattamente gli stati d'animo, le sensazioni fisiche.
Io per ricordare bene la nascita di Clara devo guardare le fotografie. E anche questo, purtroppo, non basta a restituirmi le sensazioni di quei momenti.
La normalità con cui l'ho vista uscire dal mio corpo, con cui l'ho addormentata per la prima volta, con cui ho fatto tutto quello che c'era da fare.
Normalità, perché il figlio che partorisci è subito tuo, è qualcosa che hai incubato nella pancia e nella testa per nove mesi, è qualcosa che quando lo vedi, al di là delle aspettative, sai che sarebbe stato così, assomiglia comunque all'idea che ti eri fatta di lui.
E' una normalità, però, ricca di stupore. Perché pur vivendo tutto come se fosse (ed è) normale, ogni gesto che questo figlio compie, ogni sguardo che ti rivolge, ogni minimo progresso che fa quotidianamente è una meraviglia. E' una novità per te e per lui.
E io mi ritrovo adesso che Clara ha quasi un anno, e la vedo compiacersi e meravigliarsi dei primi passi che riesce a compiere, della gioia e dell'orgoglio che prova nel sapersi muovere in modo quasi autonomo. Mi ritrovo a sbellicarmi dalle risate quando, al suono di qualsiasi nota musicale, lei comincia a ballare agitando braccia e culetto.
Ed è, appunto, un continuo stupore.
Fra due giorni compirà undici mesi.
E' proprio una piccola donna, ormai.
Auguri amore mio, mille di questi mesi.
domenica 5 giugno 2011
Come se fosse autunno
Bello un pomeriggio di pioggia a rinfrescare l'aria, dopo una serie di giornate caldissime.
Bello, soprattutto, dopo un pranzo con amici che Clara, ormai signorina, ha rispettato senza chiedere troppe attenzioni, senza capricci e gestendosi da sola, tra i suoi giocattoli.
E' bello fermarsi sul letto qualche minuto, mentre lei dorme, e ascoltare la pioggia tra baci e carezze.
Bello, soprattutto, dopo un pranzo con amici che Clara, ormai signorina, ha rispettato senza chiedere troppe attenzioni, senza capricci e gestendosi da sola, tra i suoi giocattoli.
E' bello fermarsi sul letto qualche minuto, mentre lei dorme, e ascoltare la pioggia tra baci e carezze.
martedì 10 maggio 2011
Mestieri
E sì che uno dei miei primi sogni da bambina (e poi ragazzina) su quello che avrei fatto da grande, dopo l'archeologa, era la stilista.
Archeologa perché, dopo la lettura di uno dei Piccoli Brividi (esattamente Mano di mummia, dove io sognavo di essere Gabe) mi invaghii della professione.
Periodo in cui scrissi, tra l'altro, la storia delle mie reincarnazioni. Cosa di cui ero veramente convinta.
Poi venne il disegno, e quindi la produzione di una quantità esorbitante di modelli d'abbigliamento e poi tappeti, appartamenti e case (con la conseguente iscrizione a una scuola di design industriale, non andata a buon fine).
Qualche giorno fa, mentre ero sull'autobus, mi sono vista affiancare da una Panda firmata Accademia della moda e del costume, via della Rondinella, Roma, con al volante una curiosa signora anziana, agghindata in modo splendido.
E allora mi sono rimessa a pensare a quello che avrei potuto fare e non ho fatto.
Sono andata sul loro sito e ho visto un corso simpatico.
Chissà, magari l'autunno che viene trovo la voglia e il coraggio per il test di ammissione..chissà!
Archeologa perché, dopo la lettura di uno dei Piccoli Brividi (esattamente Mano di mummia, dove io sognavo di essere Gabe) mi invaghii della professione.
Periodo in cui scrissi, tra l'altro, la storia delle mie reincarnazioni. Cosa di cui ero veramente convinta.
Poi venne il disegno, e quindi la produzione di una quantità esorbitante di modelli d'abbigliamento e poi tappeti, appartamenti e case (con la conseguente iscrizione a una scuola di design industriale, non andata a buon fine).
Qualche giorno fa, mentre ero sull'autobus, mi sono vista affiancare da una Panda firmata Accademia della moda e del costume, via della Rondinella, Roma, con al volante una curiosa signora anziana, agghindata in modo splendido.
E allora mi sono rimessa a pensare a quello che avrei potuto fare e non ho fatto.
Sono andata sul loro sito e ho visto un corso simpatico.
Chissà, magari l'autunno che viene trovo la voglia e il coraggio per il test di ammissione..chissà!
mercoledì 4 maggio 2011
Impressioni di maggio
Ieri siamo tornati dalla vacanza post-pasquale a Sanremo.
Sanremo la nostra, quella del sole, del vento e di un lungomare tranquillo.
Una vacanza costruttiva per Clara, giorni in cui è cresciuta tantissimo.
C'è stato il Primo Maggio, di mezzo. Un primo Primo Maggio con Clara fra le braccia.
E, di Primo Maggio, lei ha fatto il suo primo bagno in piscina. Un doppio bagno, per l'esattezza: uno con salvagente e uno aggrappata a mamma e papà.
Io, da parte mia, ho festeggiato salutando il ritorno del ciclo mestruale dopo mesi, dalla volta di quel famoso capoparto.
Mamma mia che barba, si stava così meglio senza.
Nel frattempo sembra sia morto Bin Laden. Io non so, nemmeno vedendo ci crederò..
La cosa che più mi infastidisce è la stupidità americana dei festeggiamenti.
Che festeggiano? Son tornati in vita, per caso, i loro morti dell'11 settembre?
Poi qualcuno mi ha ricordato che, comunque, gli americani sono quelli della pena di morte, quelli che assistono alle esecuzioni e poi brindano, manco avessero assistito alla cresima della nipotina, tanto per dirne una.
E allora a me fa schifo, posso dirlo?
E' una cultura che mi disgusta spesso, quella americana.
E questa volta non hanno perso occasione.
Sanremo la nostra, quella del sole, del vento e di un lungomare tranquillo.
Una vacanza costruttiva per Clara, giorni in cui è cresciuta tantissimo.
C'è stato il Primo Maggio, di mezzo. Un primo Primo Maggio con Clara fra le braccia.
E, di Primo Maggio, lei ha fatto il suo primo bagno in piscina. Un doppio bagno, per l'esattezza: uno con salvagente e uno aggrappata a mamma e papà.
Io, da parte mia, ho festeggiato salutando il ritorno del ciclo mestruale dopo mesi, dalla volta di quel famoso capoparto.
Mamma mia che barba, si stava così meglio senza.
Nel frattempo sembra sia morto Bin Laden. Io non so, nemmeno vedendo ci crederò..
La cosa che più mi infastidisce è la stupidità americana dei festeggiamenti.
Che festeggiano? Son tornati in vita, per caso, i loro morti dell'11 settembre?
Poi qualcuno mi ha ricordato che, comunque, gli americani sono quelli della pena di morte, quelli che assistono alle esecuzioni e poi brindano, manco avessero assistito alla cresima della nipotina, tanto per dirne una.
E allora a me fa schifo, posso dirlo?
E' una cultura che mi disgusta spesso, quella americana.
E questa volta non hanno perso occasione.
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