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lunedì 14 maggio 2012

ASHLEY MADISON.COM, Anche l’infedeltà si fa “social”


“La vita è breve. Concediti un’avventura”.Si viene accolti con queste parole sul sito www.ashleymadison.com, portale americano leader di incontri per persone sposate (e non solo) in cerca di avventure “discrete”, scappatelle e vere e proprie relazioni extraconiugali.

Meccanismo che in Italia potrà rappresentare una curiosa novità e che per più motivi, uno su tutti la presenza della Chiesa cattolica, potrà essere guardato con diffidenza.
Anche se, fino ad oggi, il sito non sembra aver subito mai alcuna “crisi”: partito dagli States e già attivo in oltre 20 paesi nel mondo, Ashleymadison,com vanta cifre di iscritti da capogiro: 14 milioni di persone hanno perlomeno provato ad intraprendere questa “esperienza”.

La piattaforma è appena approdata anche in Italia , così ne abbiamo incontrato il giovane fondatore e CEO Noel Biderman, a Roma per l’occasione.Di seguito la chiacchierata con lui.



sabato 11 febbraio 2012

L'inganno dell'arte, del sistema arte.

Confusione e privazione di senso nell'arte contemporanea

Se si vanno a rivedere le parole di Filippo Tommaso Marinetti all’epoca della stesura del Manifesto Futurista ci si accorge immediatamente che qualcosa di molto grande è cambiato. Non tanto in termini di operazioni artistiche, ma in merito alle figure che ruotano intorno al mondo artistico.
Marinetti, di fatti, era convinto della superiorità della lungimiranza dell’artista, attribuendo allo stesso un ruolo di profeta , in quanto unico ad avere capacità di intuizioni folgoranti utili ad indirizzare la coscienza collettiva.
Ripensare a tutto ciò e farlo calzare al mondo/sistema dell’arte contemporanea non è possibile.
Cosa e quanto sia cambiato è evidente a tutti o, perlomeno, a chi di questo si interessa.
Lo spunto di riflessione mi viene dall’articolo di Jean Clair apparso il 5 febbraio scorso su Repubblica: L’inganno del critico. Articolo nel quale Clair ripercorre le tappe della nascita e dello sviluppo della figura del critico d’arte e della critica d’arte come disciplina.
La critica d’’arte è nata nel 18°secolo, quando le opere d’arte iniziano a non essere esclusivamente rivolte ad una committenza pubblica (“religiosa o principesca”), ma si fanno espressione di un gusto individuale e rivolte ad un pubblico profano. Ed è proprio il momento in cui le cosiddette “Belle Arti” sgombrano il campo in favore dell’arte come “qualità propria ed inimitabile di un individuo che si crede genio” (l’artista, appunto). Siamo intorno al 1750 e, parallelamente all’estetica, in conseguenza ad un’arte-oggetto per il piacere di privati, nascono la critica e il mestiere di critico.
Da lì in avanti il critico si è sostituito al resto, si è fatto interprete della mutezza delle opere d’arte, parlando per loro e, molto spesso, per l’artista stesso.
Si è fatto portavoce (e in taluni casi fautore) di manifesti esplicativi dei vari mari movimenti artistici, dettando regole e programmi (non più iconografici ma frequentemente “politici”). È avvenuto, nel tempo, quello che Clair nel suo articolo dice essere uno stato di “politica esteticizzata ed estetica politicizzata” cui l’artista si è trovato a dover obbedire.
Jean Clair, spiegando uno dei motivi che l’ha portato al “dimettersi” dall’essere critico d’arte, racconta la non troppo lunga vita del suo “Chroniques de l’art vivant”, rivista grazie alla quale ha sperimentato come sia possibile (in linea con l’ormai trito e ritrito McLuhan, il medium è il messaggio) lanciare sul mercato dell’arte nomi e prodotti a propria discrezione: non importa l’oggetto in sé ma la sua esposizione, il valore che si decide di attribuirgli e la pubblicità che gli si riesce a dare.
Clair ha descritto tutto ciò come “esperienza di arti fittizie e mercati ingannevoli”.
Una cosa non troppo diversa era stata detta da Vittorio Sgarbi durante l’intervista del 17 gennaio scorso per il Bollettino dell’Arte, nel corso della quale ha denunciato l’esistenza di una sorta di mafiosità nelle infrastrutture del mercato dell’arte, riferendosi proprio al ruolo giocato da alcuni critici contemporanei  nel condurre l’artisticità nel vicolo cieco del dogmatismo.
Lo stesso Sgarbi, in un articolo uscito su Il Giornale il 2 febbraio, riferendosi alla freschissima nomina di Massimiliano Gioni a direttore della Biennale di Venezia, ha trattato in modo davvero “critico” la figura del curatore indipendente che, “con il progredire dell’ignoranza e degli schieramenti  legati al mercato”, ha sostituito il critico.
Se, per tornare brevemente a Clair, la condizione essenziale per influenzare l’andamento della storia e del mercato dell’arte era l’accordo tra mercante, storico e critico d’arte , oggi vediamo sedersi in prima fila anche (e soprattutto) il curatore.
E qui, allora, mi collego all’articolo di Antonello Tolve (uscito sul numero di febbraio 2012 di ArsKey) intitolato “Cura della cura”. Articolo in cui Tolve prova a dare una definizione della figura professionale in questione. Il curatore: apparso negli anni ’90 del secolo scorso come prodotto di una frammentazione del lavoro, figura discutibile e discussa.
Figura professionale che avrebbe dovuto dare ordine in un quadro di ripensamento e modernizzazione delle esposizioni artistiche, nell’ideare e proporre percorsi espositivi e spunti di riflessione.
Il saggista-architetto Koolhaas parla di una professione “dove si approva o disapprova. Un sistema di selezione che espone e giudica” ed anche un ruolo che non può permettersi pietà, preparando “i nuovi talenti al loro debutto” salvo poi tagliarli fuori dalla scena “quando hanno esaurito l’attenzione del pubblico”.
È la logica dello spettacolo utile solo in quanto carburante della macchina economica e del ritorno personale di chi organizza o sponsorizza tutto questo.
A tal proposito si è espresso anche Charles Saatchi  che (pochi mesi fa su The Guardian) ha definito il nuovo mondo dell’arte contemporanea “profondamente imbarazzante”.
In un quadro più vasto, in cui se la prende con tutti, dai collezionisti al pubblico passando per i critici, Saatchi ha parlato di curatori insicuri e capaci di esporre esclusivamente “installazioni post-concettuali incomprensibili” apprezzabili solo dai loro colleghi “ugualmente insicuri”.
E ancora, un curatore descritto come gelido e opportunista, interessato unicamente al proprio percorso e alla propria carriera. Un “filippino della critica” l’ha definito Achille Bonito Oliva, un Globe-trotter dell’arte che dovrebbe piacere al premier Monti per la poca monotonia del suo lavoro e per il suo adattamento d’obbligo all’idea dell’uomo flessibile di Sennett (“i lavoratori di oggi sono sempre in cammino, costretti ad inseguire i repentini e imprevedibili mutamenti economici”).
Così, se per Jean Clair la fortuna delle opere d’arte, delle correnti e dei movimenti artistici sono decretate dall’unione di forze tra mercante, storico e critico; se per Vittorio Sgarbi esiste una mafia del mercato artistico diretto da alcuni critici ed operatori di settore; se Charles Saatchi dice che i collezionisti sono tanto ricchi quanto ignoranti per cui l’arte è solo affermazione sociale, che i curatori sono insicuri e inadeguati, che una parte di pubblico presenzia a tutte (veramente tutte) le vernici per disporre liberamente del buffet senza sapere per quale artista si stia facendo (la vernice); se Bonito Oliva parla del curatore come di un mercenario...
Se è tutto così, mi chiedo, colui che è l’artista (che la materia prima del sistema la produce, e che forse una qualche voce in capitolo dovrebbe ancora averla nel calderone dell’arte contemporanea) dov’è? Cosa fa? Quale gradino occupa?
Forse i vari curatori, i critici, gli storici (e così via) oggi sempre più simili a grandi manager, hanno dimenticato l'artista lungo la via della loro deprimente carriera.

martedì 7 febbraio 2012

ART&FINANCE REPORT – Guida all’investimento felice

Il  ruolo dell’arte in rapporto alla finanza secondo Deloitte e ArtTactic

È un peccato che la cifra record sborsata (nell’aprile 2011) dalla famiglia reale del Qatar all’armatore greco George Embiricos per “I giocatori di carte” di Paul Cézanne sia stata rivelata solo pochi giorni fa: 250 milioni di dollari, che sono costati la perdita del primato di opera più pagata al mondo al “No 5 1948” di Jackson Pollock.
È un peccato perché la cifra sarebbe forse servita alla stesura del primo Art&Finance Report, pubblicato a dicembre 2011 grazie all’unione di forze  tra la società lussemburghese Deloitte e gli analisti di ArtTactic.
Nulla di strano, ma un atto di ricerca dovuto circa l’andamento  del mercato dell’arte mondiale e l’analisi della nascita di una Art&Finance Industry.
Un atto dovuto perché, dati alla mano, i dubbi si dissipano in buona parte:  oggi è possibile parlare della nascita di un’industria dell’arte e della finanza perché, negli ultimi dieci anni, la crescita del mercato dell’arte e delle sue infrastrutture ha trainato la considerazione di manager e Art Advisor  per l’arte come interessante bene da offrire nelle varie soluzioni finanziarie tradizionalmente richieste alle banche.
La teorizzazione di questa Art&Finance Industry è supportata dai sondaggi che Deloitte e ArtTactic ha condotto tra luglio e ottobre 2011. Il primo, ha visto coinvolte 19 grandi banche mondiali con lo scopo, appunto, di arrivare a capire quale sia la percezione e quali siano le potenzialità dell’arte come patrimonio.
I gestori patrimoniali coinvolti hanno confermato (l’83%) che esistano buone basi per considerare beni di questo genere come asset class.
Un secondo sondaggio rivolto a 140 professionisti del settore arte (gallerie, case d’aste, e consulenti ) il cui 48% ha parlato di investimenti artistici, dei propri clienti, spinti principalmente dal ritorno economico.
Tesi ripresa anche da 48 collezionisti fra i più importanti al mondo, il cui 39% pensa all’arte come fondamento per la diversificazione del proprio portfolio di investimenti.
 Non è troppo complicato comprendere il percorso: bastano i numeri.
Se nel 2000 il mercato di arte contemporanea statunitense ed europeo contava 254 milioni di dollari, nel 2011 è salito a 2,1 miliardi di dollari. Anche grazie alla costituzione di una nuova geografia di mercato, e all’irrobustimento  e alla forza della domanda asiatica. La Cina, di fatti, è salita al secondo posto del mercato globale con il 23% di transazioni. Ed è prima se si osserva il fatturato di aste di belle arti (e cinese, forse non importa, è Ai Wei Wei, che ArtReview ha fregiato nel 2011 del titolo di artista più influente del pianeta).
C’è poi l’America Latina, che con i suoi due fondi di investimento nel settore artistico Artemundi e Brazilian Golden Art Fund è arrivata a 100 milioni di dollari tra il 2009 e il 2011 (il primato spetta ancora alla Cina, con un totale di 320 milioni raggiunti nel 2011).
Questi sono i presupposti che l’Art&Finance Report ha individuato come basi su cui la nuova industria d’arte e finanza deve evolvere: la nascita di nuove compagnie specializzate in investimenti d’arte e il coinvolgimento crescente di banche che offrano finanziamenti legati all’arte.
Ma Deloitte e ArtTactic, infine, evidenziano nel loro rapporto i punti cardine su cui ancora ci si deve applicare per farsi che la macchina di questo nuovo connubio continui il suo percorso.
Non esiste tuttora un sistema di analisi comparativa condiviso a livello globale del rischio di investimento in arte. Di conseguenza il rischio più grosso può essere quello che il mercato dell’arte non esista affatto e che, per l’arte contemporanea in primis, tutto si giochi nel sottile equilibrio tra mode e liquidità.
Ed è proprio il rischio di liquidità da imparare a comprendere quando l’arte diviene garanzia in prestiti, per sancirne il giusto rapporto di valore.
Insomma, la catena è stata costruita dimenticandosi di alcune componenti non proprio trascurabili.

sabato 4 febbraio 2012

Prorogata CASA MOSTRA - Mostra mercato di Arte Contemporanea

CASA MOSTRA
Mostra mercato di Arte Contemporanea

A seguito del grande consenso riscosso nel corso della prima rassegna di CASA MOSTRA – Mostra mercato di Arte Contemporanea (svoltasi mercoledì 1 febbraio scorso presso l’abitazione privata di Cèline Carbonell, nota ed estrosa designer di interni francese) l’allestimento è stato prorogato per ulteriori quindici giorni.

Carbonell, trasferitasi a Roma dopo aver vissuto in Francia, negli Stati Uniti e a Kiev, ha aperto le porte di casa sua a Roma (C.so Vittorio Emanuele II, n°266) in occasione dell’evento espositivo organizzato da Kora Diffusione Culturale. Un’idea espositiva realizzata secondo la tradizione e cultura, ormai diffusa all’estero, di ridecorare e predisporre case e appartamenti in occasione di feste e mostre d’arte, curando i dettagli con eleganza e professionalità.
Protagonisti sono stati giovani ed emergenti artisti così come altri già affermanti nel panorama dell’arte contemporanea italiana ed internazionale. Artisti che hanno avuto la possibilità di personalizzare lo spazio a loro assegnato negli ambienti di casa Carbonell.

Esempio di questa libertà d’azione è stato Gianmaria De Luca (giovane fotografo già collaboratore, fino al 2011, dei docenti dell’Istituto superiore di Fotografia e Comunicazione integrata di Roma, ha partecipato all’ultima Mostra del cinema di Venezia esponendo la fotografia “Persona”, attualmente assistente presso lo studio del maestro Claudio Abate) che, potendo usufruire di un’intera stanza per mostrare i suoi lavori e quelli della costumista Veronica Tronelli, ha ricreato un’ambientazione utile a comprendere il significato intrinseco di ogni immagine della serie fotografica ispirata ai “Tarocchi”. (foto a lato). La stessa proprietaria di casa, Cèline Carbonell, ha alcune tra le sue creazioni per interni disposte in un apposito spazio rivisitato e ridecorato per l’occasione.
Hanno partecipato il sound designer Piero Mottola (i cui lavori sono stati conosciuti alla FIAC di Parigi, ad Artissima di Torino, al MACRO di Roma, alla 54esima edizione della Biennale di Venezia, fino alla Biennale de L’Avana che si svolgerà a Cuba da maggio 2012); lo scultore Alessandro Di Cola (giovane di talento già vincitore di premi come il Massenzio e con alle spalle esposizioni a livello internazionale e in occasione della 54esima edizione della Biennale di Venezia nella sezione di Firenze); l’artista Andrea Pinchi (anch’esso presente alla Biennale di Venezia 2011 e con una recente personale a Basilea); lo scultore Sergio Tumminello (già presentato dal critico Achille Bonito Oliva con un testo e con esperienze espositive importanti presso lo studio Abate e Takeawaygallery di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati e il 9 febbraio inaugurerà un’esposizione presso Opera Unica di via della Reginella n°26, a Roma); Giada Paolini (giovane fotografa già presente alla 54esima edizione della Biennale di Venezia nella sezione di Parma, ha esposto presso la galleria Monserrato ‘900 di Roma).

Le creazioni del video artista torinese Alessandro Amaducci  (foto a lato) hanno permesso che il percorso espositivo di CASA MOSTRA si estendesse anche all’esterno dell’abitazione con una videoproiezione continua sulla parete del cortile interno.
Hanno partecipato Stefano Bufalini (incisore), Silvia De Marco (ceramista), Davide Galli (creatore gioielli), Patrizia Ghiringhelli Ambrosetti (fotografa), Mara Lautizi (pittrice), Bernadette Moens (incisioni), Myrtille Servettaz (fotografa) ed Esteban Vivaldi (regista) che ha proposto al pubblico un’insolita idea di autoproduzione per il film cui sta lavorando: “Era del rame”. Mettendo in vendita i singoli fotogrammi del primo ed unico episodio completato (2 euro ciascuno) Vivaldi offre la possibilità, ad ogni acquirente, la citazione in veste di produttore nei titoli di coda del film (foto sotto).

CASA MOSTRA – Mostra mercato di Arte contemporanea sarà, quindi, visibile per altri quindici giorni in Corso Vittorio Emanuele II, n°266, 00186 Roma, c/o Carbonell.
Le visite al percorso espositivo saranno possibili esclusivamente su appuntamento (contattare Kora Diffusione Culturale: 3470058042 Sara Mancini, 3463500196 Silvia Pardolesi, 3490892801 Flaminia Scauso). 

sabato 24 dicembre 2011

SI RICOMINCIA

E' da un po' che, per me, il Natale coincide con l'Anno Nuovo o, quantomeno, con la scadenza di un Anno.
Ne passa uno, un altro ancora e via così..
Passano talmente in fretta, gli anni, che a venticinque appena compiuti mi sento vecchia, sento che fra poco ne avrò trenta, poi quaranta, poi Clara sarà donna a sua volta..e io non avrò che il ricordo di averla partorita da giovane, il ricordo di avermi fatta ridere tanto (perché è così buffa che farne un fumetto sarebbe troppo poco), di averla vista crescere senza accorgermene.
Ecco, il mio proposito primo per l'anno venturo sarà quello di fare attenzione ad ogni minimo evolvere di mia figlia, ad ogni gesto e ad ogni suono che emetterà in più.
Senza tralasciare nulla, che a "non ricordare" ci vuole un attimo..basta non accorgersene.


Auguro un buon anno nuovo a voi che leggete queste poche righe e a tutto il mondo, comunque.

giovedì 15 dicembre 2011

Esperienze

L'archeologa, la designer d'interni, l'architetto, la giornalista e la killer professionista. Poi la storica dell'arte.
Una serie di mestieri, e avrei voluto e vorrei farli ancora tutti.
Ma proprio tutti.

Stranezze

Sono io che sto poco bene o la pazzia di questi ultimi giorni ha raschiato il fondo del barile?
Tra un Mentana che se ne va e poi torna, tra una sparatoria e un incendio, un pugno per una sigaretta, la gente impazzita per le "manovre" di questo governo, tutti che si lamentano, scioperi e chi più ne ha più ne metta..
Non si capisce più nulla.

mercoledì 14 dicembre 2011

Di cinema e vita

Di Midnight in Paris mi è piaciuto il viaggio nel tempo.
Per me, che ho sempre pensato di essere nata nell'epoca sbagliata, è stato bellissimo.
Mi sono riconosciuta nello sbalzo temporale di mezzanotte, perché ho visto "scorrere" i personaggi da me sempre amati (anche se non tutti), perché ho visto acconciature e abiti meravigliosi, perché ho visto la Parigi che mia nonna ha vissuto (troppo giovane) e che avrei voluto vivere io.

mercoledì 2 novembre 2011

IL BIG BANG

Il dubbio, comunque, è questo: Gori lascia Magnolia per seguire Renzi?
E per fare cosa?
Perché "Non è più tempo di perseguire solo i propri obiettivi privati" ?!


O forse è che ha sentito nell'aria che qualcosa potrebbe andare peggio/male e, quindi, ha ben pensato di avvicinarsi a chi di "migliore" l'Italia offre come proprio futuro?!

lunedì 31 ottobre 2011

Spia



DAGOSPIA.COM mi fa sempre ridere, o almeno sorridere.
Sarà il sarcasmo "un po' così", saranno gli epiteti, i nomi storpiati, non so.


Fatto sta che mi diverte e fa riflettere più di ogni altra testata online.
E', ad oggi, la cronaca raccontata in modo tagliente a destra, al centro e a sinistra.
Senza fronde, senza peli sulla lingua.
E' l'unica pagina web che consulto quotidianamente e più volte al giorno perché, al di là del sarcasmo, mi appare come quella più esauriente.


Giudicate voi.

mercoledì 21 settembre 2011

Dialogo fra italiani

Perché ti sei vestita così?
Perché vado a un funerale.
Oh, mi dispiace! Un parente, un amico?
No, guarda..è un'amica che abbiamo in comune.
Oddio non ne so niente! Ma chi è?!
E' l'Italia.

sabato 17 settembre 2011

Imitando D di Repubblica, 2

A tredici anni cosa volevi fare? Credo fosse ancora l'architetto..
Hai il potere assoluto per un giorno: la prima cosa che fai? Svuoto le casse dello stato e le giro a poveri e terzo mondo.
Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista? Pupi Avati.
All'inferno ti obbligano a leggere un libro: quale? La lingua salvata di Canetti.
Entri in una stanza dove ci sono tre uomini: quale e perché attrae la tua attenzione? Quello con la barba.
Oggi cos'è tabù? In Italia, forse, è la Chiesa.
Come ti immagini il paradiso? Una finestra sul paese in cui si è vissuti.
La tua casa brucia: cosa salvi? Mia figlia e mio marito, che comunque si salva bene pure da solo.
Ti rimangono 12 ore di vita: cosa fai? Bacio per 12 ore mia figlia e mio marito. Telefono ai miei e alle mie nonne.
La cosa che ti fa più paura? La malattia cosciente.
Un posto dove non sei mai stato e vorresti andare? Vorrei prendere la linea Transiberiana e fare alcune tappe.
Una cosa che volevi e non hai mai avuto? Da bambina, quelle macchinette elettriche di Peg Perego.
Se ti dico Italia qual'è la prima cosa che ti viene in mente? Arte, architettura e pizza. Pure il sole, perché sono ottimista,
La volta che hai riso di più? Parecchie volte, tra i 15 e 17 anni, con i miei compagni di allora.

mercoledì 14 settembre 2011

Quasi mia la città

E poi, è vero, detesto la scomodità di Roma.
Anche se mi piace attraversarla e rendermi conto di come la mia percezione della città sia cambiata rispetto alle prime volte che ci sono venuta, da sola, per incontrare Mario.
Mi ricordo Piazza del Gesù, per esempio.
Non sapevo nemmeno da che parte fossi girata.
E il tragitto da Termini a casa mi sembrava un groviglio di vie inestricabile, quando in realtà è solo via Nazionale, tutta dritta.
Ad ogni angolo ero convinta di essermi persa, ogni piazzetta incontrata mi sembrava nuova anche se c'ero passata pochi minuti prima.
Forse ero distratta e la città in sé non mi importava molto.
Non so.
Ma è bello, adesso, spere dove mi trovo.
E paragonare tra loro le due percezioni esperite di uno stesso luogo mi emoziona, e mi rende ancora tollerabile il girone infernale di lungoteveri intasati la mattina, di tamponamenti e code chilometriche tra il traffico.

martedì 13 settembre 2011

Viaggi nei sogni

Ho deciso il mio prossimo viaggio.
Cioè, l'avrei deciso anni fa..perché prendere la linea Transiberiana è un'idea che mi affascina da molto.
Attraversare terre quasi sconosciute, "inesistenti"..e la Mongolia, che immagino come un paradiso.
E quindi fra qualche anno, quando Clara potrà rimanere qualche giorno in più con i nonni, prenderò quel treno e farò il giro che tanto voglio fare.
Sono aperte le iscrizioni, chi vuole unirsi è ben accetto..magari riusciamo a farci fare uno sconto comitiva.

martedì 6 settembre 2011

ordinaria amministrazione

Ho portato Clara a fare il giro dell'isolato, per farla addormentare..
Davanti casa del premier non mi volevano fare passare, perché "la norma vuole che si passi al di là delle transenne".
Allora c'ho provato, con il passeggino, a passare oltre le beneamate transenne ma non c'è stato verso..il marciapiede è talmente stretto che si va sul ciglio della strada..
Ho guardato il carabiniere che mi aveva redarguita e mi sono messa a ridere.
Lui ha guardato i suoi colleghi e ha detto "vabbè facciamola passare, ha pure una bella salopette".
Queste sono le forze dell'ordine..

martedì 16 agosto 2011

Vento d'estate

E adesso, dopo un mese e mezzo di mare, dopo i vari festeggiamenti, dopo aver finito l'unguento solare (e non avere intenzione di comprarne altro), dopo aver fatto passare l'ennesima estate senza feste e discoteche, dopo non aver visto nessun vip a Milano Marittima, dopo aver visto che Cervia è sempre uguale, beh, adesso posso dire che ha preso avvio la fase calante, quella in cui il mare non ha più niente di poetico, quella in cui non sento più i profumi di grigliate di pesce ma solo il puzzo di letame che arriva dai campi circostanti.
La fase calante, quella in cui l'estate comincia a starmi ben stretta (per non dire ampiamente sul cazzo).

venerdì 5 agosto 2011

Italie diverse

Sì, l'Alto Adige sarà pure tutto bello, pulito, ordinato, silenzioso.
Ma stamattina, all'edicola del paese, avevano solamente due copie di Repubblica.
Questo per dire che c'ho pensato: c'è stato un temporale forte, fino a poco fa. E dal balconcino della stanza ho guardato le case intorno.
Densità zero.
Rumore zero.
Italiani zero.
Sarà bella la montagna, ma questa (come del resto l'Alto Adige tutto, e forse il resto delle Dolomiti e delle Alpi) è lontana anni luce dall'Italia, quella viscerale, quella in confusione, quella colorata, quella viva.
E questo lo trovo un punto a sfavore non irrilevante.

martedì 26 luglio 2011

San Lorenzo

Il punto è capire se Renzi, con la sua trovata, voglia solo provare a sfidare le precedenti amministrazioni di Firenze, cercando di fare ciò che era passato per la testa ad altri ma che non era mai stato fatti.
Oppure se la città abbia un fondo disponibile tale da essere speso in modo così effimero o se, in ultima, Renzi abbia (ma è il clima di queste giornate politiche" che me lo fa supporre) una cerchia di amici tra architetti e restauratori, e quindi stia cercando loro un impiego. Appunto in San Lorenzo.




Vabbè, non lo so.
Io sono d'accordo con Antonio, sempre (togliendo l'episodio di quel crocifisso di Michelangelo...).
L'unica cosa sensata è la decisione di far scegliere ai cittadini, tramite referendum, se intraprendere i lavori di completamento nella facciata della basilica o meno.

mercoledì 20 luglio 2011

eVENTI d'estate

A dire il vero ci stavo pensando già da un po'...
E' che mi manca una serata romana di vicoli e luci, di suoni rimbalzati di posate e stoviglie, di tavolini di bar, di "parliamo di qualcosa, dai...", di tacchi sui sampietrini nella notte, di baci estivi al rientro in una casa magicamente silenziosa.
Ne avrei proprio voglia, di una serata d'estate romana.