Il dubbio, comunque, è questo: Gori lascia Magnolia per seguire Renzi?
E per fare cosa?
Perché "Non è più tempo di perseguire solo i propri obiettivi privati" ?!
O forse è che ha sentito nell'aria che qualcosa potrebbe andare peggio/male e, quindi, ha ben pensato di avvicinarsi a chi di "migliore" l'Italia offre come proprio futuro?!
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mercoledì 2 novembre 2011
mercoledì 14 settembre 2011
Quasi mia la città
E poi, è vero, detesto la scomodità di Roma.
Anche se mi piace attraversarla e rendermi conto di come la mia percezione della città sia cambiata rispetto alle prime volte che ci sono venuta, da sola, per incontrare Mario.
Mi ricordo Piazza del Gesù, per esempio.
Non sapevo nemmeno da che parte fossi girata.
E il tragitto da Termini a casa mi sembrava un groviglio di vie inestricabile, quando in realtà è solo via Nazionale, tutta dritta.
Ad ogni angolo ero convinta di essermi persa, ogni piazzetta incontrata mi sembrava nuova anche se c'ero passata pochi minuti prima.
Forse ero distratta e la città in sé non mi importava molto.
Non so.
Ma è bello, adesso, spere dove mi trovo.
E paragonare tra loro le due percezioni esperite di uno stesso luogo mi emoziona, e mi rende ancora tollerabile il girone infernale di lungoteveri intasati la mattina, di tamponamenti e code chilometriche tra il traffico.
Anche se mi piace attraversarla e rendermi conto di come la mia percezione della città sia cambiata rispetto alle prime volte che ci sono venuta, da sola, per incontrare Mario.
Mi ricordo Piazza del Gesù, per esempio.
Non sapevo nemmeno da che parte fossi girata.
E il tragitto da Termini a casa mi sembrava un groviglio di vie inestricabile, quando in realtà è solo via Nazionale, tutta dritta.
Ad ogni angolo ero convinta di essermi persa, ogni piazzetta incontrata mi sembrava nuova anche se c'ero passata pochi minuti prima.
Forse ero distratta e la città in sé non mi importava molto.
Non so.
Ma è bello, adesso, spere dove mi trovo.
E paragonare tra loro le due percezioni esperite di uno stesso luogo mi emoziona, e mi rende ancora tollerabile il girone infernale di lungoteveri intasati la mattina, di tamponamenti e code chilometriche tra il traffico.
venerdì 15 luglio 2011
Letture: un consiglio
Sono arrivata alla conclusione secondo la quale tutte le donne (e solo donne, mi raccomando) dovrebbero leggere i polizieschi di Alicia Giménez-Bartlett.
Non fosse altro per la lunga (a volte pure troppo) spiegazione che l'autrice da dei ragionamenti della "sua detective": Petra Delicado.
Ecco, la cosa che mi colpisce dei suoi romanzi/ramanzine è che Petra non venga mai descritta. Al terzo libro della saga non ho ancora avuto notizia del colore dei suoi capelli, di quello dei suoi occhi e così via. Così che possa immaginarmici pure io, in una sorta di Petra Delicado.
Mi piace per questo, forse.
Anche perché qualunque donna (e sottolineando il fatto che il mio tasso di femminismo sia pari a zero, per non sollevare dubbi banali piuttosto che stupidi) ha qualcosa da condividere con questa Petra, che si rovina di pensieri, congetture e paranoie circa i casi che deve risolvere, essendo un'ispettrice di polizia.
Ma non solo: questi pensieri, paranoie e congetture se li porta dietro anche nella vita privata, anche giunta al suo terzo matrimonio, anche quando diviene matrigna dei quattro figli del suo ultimo marito.
Petra Delicado mi piace.
Leggetelo, con pazienza, voi donne.
Non fosse altro per la lunga (a volte pure troppo) spiegazione che l'autrice da dei ragionamenti della "sua detective": Petra Delicado.
Ecco, la cosa che mi colpisce dei suoi romanzi/ramanzine è che Petra non venga mai descritta. Al terzo libro della saga non ho ancora avuto notizia del colore dei suoi capelli, di quello dei suoi occhi e così via. Così che possa immaginarmici pure io, in una sorta di Petra Delicado.
Mi piace per questo, forse.
Anche perché qualunque donna (e sottolineando il fatto che il mio tasso di femminismo sia pari a zero, per non sollevare dubbi banali piuttosto che stupidi) ha qualcosa da condividere con questa Petra, che si rovina di pensieri, congetture e paranoie circa i casi che deve risolvere, essendo un'ispettrice di polizia.
Ma non solo: questi pensieri, paranoie e congetture se li porta dietro anche nella vita privata, anche giunta al suo terzo matrimonio, anche quando diviene matrigna dei quattro figli del suo ultimo marito.
Petra Delicado mi piace.
Leggetelo, con pazienza, voi donne.
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mercoledì 1 giugno 2011
Incapaci di intendere
Ma in questi casi i servizi sociali non possono intervenire?
martedì 10 maggio 2011
Mestieri
E sì che uno dei miei primi sogni da bambina (e poi ragazzina) su quello che avrei fatto da grande, dopo l'archeologa, era la stilista.
Archeologa perché, dopo la lettura di uno dei Piccoli Brividi (esattamente Mano di mummia, dove io sognavo di essere Gabe) mi invaghii della professione.
Periodo in cui scrissi, tra l'altro, la storia delle mie reincarnazioni. Cosa di cui ero veramente convinta.
Poi venne il disegno, e quindi la produzione di una quantità esorbitante di modelli d'abbigliamento e poi tappeti, appartamenti e case (con la conseguente iscrizione a una scuola di design industriale, non andata a buon fine).
Qualche giorno fa, mentre ero sull'autobus, mi sono vista affiancare da una Panda firmata Accademia della moda e del costume, via della Rondinella, Roma, con al volante una curiosa signora anziana, agghindata in modo splendido.
E allora mi sono rimessa a pensare a quello che avrei potuto fare e non ho fatto.
Sono andata sul loro sito e ho visto un corso simpatico.
Chissà, magari l'autunno che viene trovo la voglia e il coraggio per il test di ammissione..chissà!
Archeologa perché, dopo la lettura di uno dei Piccoli Brividi (esattamente Mano di mummia, dove io sognavo di essere Gabe) mi invaghii della professione.
Periodo in cui scrissi, tra l'altro, la storia delle mie reincarnazioni. Cosa di cui ero veramente convinta.
Poi venne il disegno, e quindi la produzione di una quantità esorbitante di modelli d'abbigliamento e poi tappeti, appartamenti e case (con la conseguente iscrizione a una scuola di design industriale, non andata a buon fine).
Qualche giorno fa, mentre ero sull'autobus, mi sono vista affiancare da una Panda firmata Accademia della moda e del costume, via della Rondinella, Roma, con al volante una curiosa signora anziana, agghindata in modo splendido.
E allora mi sono rimessa a pensare a quello che avrei potuto fare e non ho fatto.
Sono andata sul loro sito e ho visto un corso simpatico.
Chissà, magari l'autunno che viene trovo la voglia e il coraggio per il test di ammissione..chissà!
mercoledì 20 aprile 2011
Alla fine sei, comunque, simpatico
Che, poi, dico la verità..ieri sera, guardando il servizio/carrellata sulle ultime uscite di Silvio, a Ballarò, abbiamo proprio riso. (Soprattutto con l'ultima parte del servizio).
sabato 9 aprile 2011
Significanti
Tra gli interrogativi che la rubrica Domande di D di Repubblica ci propone oggi c'è, per esempio, vi sentite sprecati dentro di voi?
Allora il punto è se ci si possa sentire sprecati dentro la fisicità che ci imprigiona oppure se ci si senta tali in rapporto alla vinta che si conduce.
Chi non lo è almeno un poco?
Per il semplice fatto che le vie del Signore sono infinite, e cioè che le possibilità, di soluzione di una vita, sono infinite.
Ma vanno cercate, individuate, desiderate e conquistate.
Costa non poca fatica.
E il mondo che ci ospita è così ricolmo di cose e fatti e vite che per certi aspetti può aiutarci nella nostra realizzazione, ma per altri può essere devastante.
E' come se questo marasma di gente, di cose e di fatti finisse per sommergere chiunque, per nascondere le possibilità di emergere dal caos.
Così da dare ragione a Jung, quando ha detto che una vita che non si distingue è sprecata.
Ha ragione Jung, ma non abbiamo ragione noi se gliela diamo vinta.
Quali sono, allora, le reali possibilità di distinzione oggi?
Cosa significa distinzione? E' qualcosa che corrisponde unicamente alla fama?
Cos'è che, oggigiorno, dà la forza a ragazzi giovanissimi di sentirsi già inutili e privi di scelta?
Non lo studiano Kieerkegaard a scuola? Non glielo dice nessuno che l'alternativa è la disperazione?
Ma forse non c'è nemmeno bisogno della filosofia. Probabilmente ci si arriva anche con la propria testa. E allora costa troppa fatica la strada non tanto per distinguersi ma per provare a dare un senso a se stessi?
Per provare a riconquistarsi la dignità della vita?
Allora il punto è se ci si possa sentire sprecati dentro la fisicità che ci imprigiona oppure se ci si senta tali in rapporto alla vinta che si conduce.
Chi non lo è almeno un poco?
Per il semplice fatto che le vie del Signore sono infinite, e cioè che le possibilità, di soluzione di una vita, sono infinite.
Ma vanno cercate, individuate, desiderate e conquistate.
Costa non poca fatica.
E il mondo che ci ospita è così ricolmo di cose e fatti e vite che per certi aspetti può aiutarci nella nostra realizzazione, ma per altri può essere devastante.
E' come se questo marasma di gente, di cose e di fatti finisse per sommergere chiunque, per nascondere le possibilità di emergere dal caos.
Così da dare ragione a Jung, quando ha detto che una vita che non si distingue è sprecata.
Ha ragione Jung, ma non abbiamo ragione noi se gliela diamo vinta.
Quali sono, allora, le reali possibilità di distinzione oggi?
Cosa significa distinzione? E' qualcosa che corrisponde unicamente alla fama?
Cos'è che, oggigiorno, dà la forza a ragazzi giovanissimi di sentirsi già inutili e privi di scelta?
Non lo studiano Kieerkegaard a scuola? Non glielo dice nessuno che l'alternativa è la disperazione?
Ma forse non c'è nemmeno bisogno della filosofia. Probabilmente ci si arriva anche con la propria testa. E allora costa troppa fatica la strada non tanto per distinguersi ma per provare a dare un senso a se stessi?
Per provare a riconquistarsi la dignità della vita?
lunedì 28 marzo 2011
Silvio forever
Così sono andata a vedere il docu-film di Rizzo e Stella.
In sala pochi dei cosiddetti comunisti, lì pronti a farsi rodere il fegato.
Si tratta di una sequenza di documenti davvero interessanti, se vogliamo, riguardo l'uomo politico più chiacchierato d'Italia. Chiacchierato nel bene e, soprattutto, nel male.
E' un documentario da vedere senza pregiudizi, che poi l'immagine si costruisce da sola.
Si parte con il racconto dell'infanzia di un bambino bravo, che ha aiutato i suoi genitori come poteva. E io ci credo, nella storia del bravo bambino, del ragazzo buono di cuore.
Credo anche nella storia del giovane uomo ambizioso che, in qualche modo (lecito o meno che sia, non sto qui a polemizzare) ha voluto e ottenuto sempre di più.
Al di là della morale, è la storia di un uomo che ha saputo prendere il potere e farsi grande.
E' il racconto della costruzione di un impero.
Lecito o illecito? Sicuramente, politicamente, democratico.
mercoledì 23 marzo 2011
Sensazioni
C'è questa cosa assurda per cui, ogni volta che lavo una melanzana, mi sembra di accarezzare il manto di una balena.
Ma ha la buccia così liscia e lucida.
Sono pazza?
Ma ha la buccia così liscia e lucida.
Sono pazza?
lunedì 21 marzo 2011
La Guerra Totale è la civiltà moderna stessa
Ieri a Roma c'era la famosa maratona. Tanti partecipanti, tanti spettatori.
C'era, per l'occasione, un elicottero che stazionava su casa nostra.
Sentendo il suo rumore e pensando alla guerra appena iniziata, non ho potuto fare a meno che pensare alla guerra in ex-Jugoslavia.
Io ho sempre trascorso l'estate a Cervia, nella casa di famiglia. A 6, 7 chilometri da Cervia c'è Pisignano, piccola frazione che ospita una base militare.
Bene, nell'estate del 1991 avevo cinque anni. Quella estate e le seguenti me le ricordo bene. Da Pisignano partivano continuamente aerei di guerra diretti nell'altra sponda dell'Adriatico, il frastuono accompagnava tutte le giornate.
E io avevo paura.
Il rumore dell'elicottero che ieri sorvegliava la maratona di Roma, date le circostanze, mi ha fatto venire in mente quegli anni.
E mi ha fatto pensare a come che quegli anni siano solo una macchiolina nella pezzatura di guerre che l'uomo ha sempre affrontato e, ahimè, ancora affronterà.
A cinque anni io avevo paura e piangevo chiusa nella mia stanza (perché mi vergognavo), pensando a chi, quegli aerei, se li vedeva arrivare sulle proprie teste e sulle proprie case. Mi chiedevo perché?.
Me lo chiedo anche ora, e vedo che non sono l'unica.
Non lo capivo allora non perché bambina, ma perché il motivo di una guerra sembra sempre qualcosa di impossibile da comprendere.
Ci sono gli interessi e c'è il petrolio.
C'è lo schifo dell'avidità, del mercato, del denaro e del potere.
Obama ha detto che non vuole che questo conflitto libico duri più di qualche giorno. Mi fa ridere sonoramente.
Mi auguro solo, a questo punto, che Clara, a cinque anni, non debba sentire ancora gli aerei che partono da Pisignano (perché in vacanza a Cervia ci andremo ancora). O, per non pensare al peggio, che si limiti a sentire solo quelli che partono.
C'era, per l'occasione, un elicottero che stazionava su casa nostra.
Sentendo il suo rumore e pensando alla guerra appena iniziata, non ho potuto fare a meno che pensare alla guerra in ex-Jugoslavia.
Io ho sempre trascorso l'estate a Cervia, nella casa di famiglia. A 6, 7 chilometri da Cervia c'è Pisignano, piccola frazione che ospita una base militare.
Bene, nell'estate del 1991 avevo cinque anni. Quella estate e le seguenti me le ricordo bene. Da Pisignano partivano continuamente aerei di guerra diretti nell'altra sponda dell'Adriatico, il frastuono accompagnava tutte le giornate.
E io avevo paura.
Il rumore dell'elicottero che ieri sorvegliava la maratona di Roma, date le circostanze, mi ha fatto venire in mente quegli anni.
E mi ha fatto pensare a come che quegli anni siano solo una macchiolina nella pezzatura di guerre che l'uomo ha sempre affrontato e, ahimè, ancora affronterà.
A cinque anni io avevo paura e piangevo chiusa nella mia stanza (perché mi vergognavo), pensando a chi, quegli aerei, se li vedeva arrivare sulle proprie teste e sulle proprie case. Mi chiedevo perché?.
Me lo chiedo anche ora, e vedo che non sono l'unica.
Non lo capivo allora non perché bambina, ma perché il motivo di una guerra sembra sempre qualcosa di impossibile da comprendere.
Ci sono gli interessi e c'è il petrolio.
C'è lo schifo dell'avidità, del mercato, del denaro e del potere.
Obama ha detto che non vuole che questo conflitto libico duri più di qualche giorno. Mi fa ridere sonoramente.
Mi auguro solo, a questo punto, che Clara, a cinque anni, non debba sentire ancora gli aerei che partono da Pisignano (perché in vacanza a Cervia ci andremo ancora). O, per non pensare al peggio, che si limiti a sentire solo quelli che partono.
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sabato 5 marzo 2011
Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale...
La verità è che sono quasi ossessionata dalla morte. La penso spesso, a volte mi convinco che sia lei a cercare i miei pensieri.
Ma, forse, la profonda verità è che tutto ruota intorno ai miei anni, ai miei ventiquattro anni.
Da un lato, io, li percepisco come potessero essere molti di più.
Anche perché quando penso che un sessantenne ha vissuto solamente due volte in più di me i miei anni, mi sento mancare la terra da sotto i piedi.
E' poco, veramente poco, rivivere questi venti anni per altri tre giri di giostra e dover, poi, già scendere.
Perché è di questo che si tratta.
Scivola via tutto, tutto sfugge di mano senza che ci si renda conto che il tempo, in ogni suo minuto, passa e va.
E' per questo che sono scrupolosa, mi pongo domande e esigo (esigerei) risposte serie.
Perché non me la sento di lasciare nulla allo spreco, oltre ciò che vi ho già destinato.
E' per questo che quando guardo Clara mi si riempie il cuore, sia di gioia che di dolore.
La guardo, è una meraviglia. Sono felice.
Poi, non è allegro da dire, mi ricordo che anche lei non sarà eterna.
Mi meraviglio, perché è bella. Davvero troppo bella.
Sto male per lei, perché le sue espressioni meriterebbero l'eternità.
E' per questo che penso a tutte le cazzate che ho detto e fatto in vita mia e, sì, da un certo punto di vista mi fanno sorridere, mentre da un altro me ne vergogno. Non perché non le rifarei, assolutamente. Ma perché quelle cazzate sicuramente hanno inciso negativamente su qualcuno che mi era (o che mi è) intorno.
Perché equivalgono alla libertà, che mi sono presa, di giocare con il tempo di qualcun altro.
E' una cosa che non voglio sia fatta a me, perciò è una cosa che non avrei mai voluto fare e che mai più rifarò.
Nonostante ciò, nonostante questo conto alla rovescia che mi accompagna nei pensieri, non ho mai ritenuto possibile di accontentarmi.
Sarà che, poi, le cose appaiono secondo diverse verità. Ma la mia, di verità, è questa.
Mario non è un ripiego, non è una scorciatoia, non è una pezza messa là a riparare chissà cosa. La laurea, che conseguirò esattamente fra nove giorni, è nella terza facoltà cui sono stata iscritta, in un percorso quinquennale in cui non sono riuscita a trovare subito il meglio. Non l'avrei terminata, se non fosse stata la scelta migliore.
D'altra parte io sono così. Esempio per tutto sono le mie cene al ristorante. Devo leggere tutto il menù più volte, prima di centrare il piatto che mi va per davvero.
Per questo, in un periodo di approdo, ma che sento dentro come un crocevia, scandaglio ogni possibile fondale che possa essere adatto a inserirsi in questo mio quadro di vita già ben avviata.
Ma, forse, la profonda verità è che tutto ruota intorno ai miei anni, ai miei ventiquattro anni.
Da un lato, io, li percepisco come potessero essere molti di più.
Anche perché quando penso che un sessantenne ha vissuto solamente due volte in più di me i miei anni, mi sento mancare la terra da sotto i piedi.
E' poco, veramente poco, rivivere questi venti anni per altri tre giri di giostra e dover, poi, già scendere.
Perché è di questo che si tratta.
Scivola via tutto, tutto sfugge di mano senza che ci si renda conto che il tempo, in ogni suo minuto, passa e va.
E' per questo che sono scrupolosa, mi pongo domande e esigo (esigerei) risposte serie.
Perché non me la sento di lasciare nulla allo spreco, oltre ciò che vi ho già destinato.
E' per questo che quando guardo Clara mi si riempie il cuore, sia di gioia che di dolore.
La guardo, è una meraviglia. Sono felice.
Poi, non è allegro da dire, mi ricordo che anche lei non sarà eterna.
Mi meraviglio, perché è bella. Davvero troppo bella.
Sto male per lei, perché le sue espressioni meriterebbero l'eternità.
E' per questo che penso a tutte le cazzate che ho detto e fatto in vita mia e, sì, da un certo punto di vista mi fanno sorridere, mentre da un altro me ne vergogno. Non perché non le rifarei, assolutamente. Ma perché quelle cazzate sicuramente hanno inciso negativamente su qualcuno che mi era (o che mi è) intorno.
Perché equivalgono alla libertà, che mi sono presa, di giocare con il tempo di qualcun altro.
E' una cosa che non voglio sia fatta a me, perciò è una cosa che non avrei mai voluto fare e che mai più rifarò.
Nonostante ciò, nonostante questo conto alla rovescia che mi accompagna nei pensieri, non ho mai ritenuto possibile di accontentarmi.
Sarà che, poi, le cose appaiono secondo diverse verità. Ma la mia, di verità, è questa.
Mario non è un ripiego, non è una scorciatoia, non è una pezza messa là a riparare chissà cosa. La laurea, che conseguirò esattamente fra nove giorni, è nella terza facoltà cui sono stata iscritta, in un percorso quinquennale in cui non sono riuscita a trovare subito il meglio. Non l'avrei terminata, se non fosse stata la scelta migliore.
D'altra parte io sono così. Esempio per tutto sono le mie cene al ristorante. Devo leggere tutto il menù più volte, prima di centrare il piatto che mi va per davvero.
Per questo, in un periodo di approdo, ma che sento dentro come un crocevia, scandaglio ogni possibile fondale che possa essere adatto a inserirsi in questo mio quadro di vita già ben avviata.
mercoledì 2 marzo 2011
Cani e porci
Ecco, dico la verità.
Mi dispiacerebbe non poter più scrivere nel mio blog per colpa di qualche porco idiota.
C'è qualcuno che sta usando delle mie foto un po' svestita, sì, ma non volgari, per dare fastidio a me e Mario.
Sono foto che ha scattato Mario, e che non lasciano intravedere nulla.
Il problema arriva quando questo cretino stampa le mie foto, si fa una bella sega guardandole e poi immortala la scena, della mia foto con sopra tracce evidenti del suo atto impuro.
Fa semplicemente schifo.
Tanto più che mi chiedo dove e come trovi qualcosa di eccitante in quelle foto.
Insomma, lo dico a tutti, così che non vi sorprendiate se, aprendo qualche commento, troverete foto non proprio consone al blog, nel caso io non abbia fatto in tempo a cancellarle già.
Grazie
Mi dispiacerebbe non poter più scrivere nel mio blog per colpa di qualche porco idiota.
C'è qualcuno che sta usando delle mie foto un po' svestita, sì, ma non volgari, per dare fastidio a me e Mario.
Sono foto che ha scattato Mario, e che non lasciano intravedere nulla.
Il problema arriva quando questo cretino stampa le mie foto, si fa una bella sega guardandole e poi immortala la scena, della mia foto con sopra tracce evidenti del suo atto impuro.
Fa semplicemente schifo.
Tanto più che mi chiedo dove e come trovi qualcosa di eccitante in quelle foto.
Insomma, lo dico a tutti, così che non vi sorprendiate se, aprendo qualche commento, troverete foto non proprio consone al blog, nel caso io non abbia fatto in tempo a cancellarle già.
Grazie
lunedì 28 febbraio 2011
Cafoni
Cioè, oggi, per strada, avrò incontrato sei, sette persone che conosco di vista.
Ci sia stato uno di questi che mi abbia salutata.
Poi mi ritrovo a fare quel sorriso da idiota, per cui sembra che stia ridendo da sola e in realtà sto sorridendo a quei cretini che non hanno voglia di sforzarsi per dire un "ciao".
Maleducati.
Ci sia stato uno di questi che mi abbia salutata.
Poi mi ritrovo a fare quel sorriso da idiota, per cui sembra che stia ridendo da sola e in realtà sto sorridendo a quei cretini che non hanno voglia di sforzarsi per dire un "ciao".
Maleducati.
giovedì 24 febbraio 2011
Di sogni e epistolari
Sono piena di cose volubili, fisiche, non chiare...
sono soltanto ombre del mio carattere.
(E. Morante)
sono soltanto ombre del mio carattere.
(E. Morante)
mercoledì 23 febbraio 2011
Ogni dì vien sera
Da che mondo è mondo la gente si è sempre lamentata di non avere mai abbastanza tempo per fare le cose, di aver bisogno di almeno altre 5, 6 ore a disposizione in una giornata.
Allora mi chiedo, ma tutto il tempo che oggi "perdiamo" in rete (con Facebook primo fra tutti), dov'era prima?
Allora mi chiedo, ma tutto il tempo che oggi "perdiamo" in rete (con Facebook primo fra tutti), dov'era prima?
lunedì 7 febbraio 2011
Capirai..
Come se l'arrivo in Italia di "nuovi scottanti documenti", che annuncia Assange, potesse sconvolgere qualcosa o far tremare qualcuno.
Qua, ormai, le facce di bronzo non si piegano nemmeno con la bora.
Qua, ormai, le facce di bronzo non si piegano nemmeno con la bora.
domenica 6 febbraio 2011
La non-vita
Aver scelto una vita piuttosto che un'altra. Perché?
Chi ha mentito, e a chi ha mentito?
Non si capisce. E' un discorso apparentemente complesso, ma in realtà semplice da dipanare e spiegare.
Arrovellarvisi sopra è, comunque, mostruoso.
Anche se la letteratura della vita è indecifrabile. Perfino quella delle nostre vite ci risulta incomprensibile, talvolta. Figurarsi quella delle vite degli altri.
Un fuoco che divora, questa letteratura della vita.
Chi ha mentito, e a chi ha mentito?
Non si capisce. E' un discorso apparentemente complesso, ma in realtà semplice da dipanare e spiegare.
Arrovellarvisi sopra è, comunque, mostruoso.
Anche se la letteratura della vita è indecifrabile. Perfino quella delle nostre vite ci risulta incomprensibile, talvolta. Figurarsi quella delle vite degli altri.
Un fuoco che divora, questa letteratura della vita.
Di fatti e accadimenti
Stavo pensando a quanto e come sia importante conoscere la Storia.
Eppure a scuola sì, si "studia", ma non è certo ritenuta una materia fondamentale.
Ed è un grave errore.
Io sono stata una studentessa di storia, al liceo, mediocre. Nel senso che mi è sempre piaciuta, piaciuta molto. Ma non mi ci sono mai applicata veramente, intimorita dalla quantità di dati da incamerare, conscia di una mia memoria non troppo forte.
Eppure, la Storia che ancor'oggi ricordo è quella che raccontava la professoressa Livia Belfiore, in seconda liceo scientifico. La Storia romana, la Storia del diritto romano, la Storia legata al latino. Pur non essendo stata mai una campionessa del latino (probabilmente per gli stessi motivi per cui non mi sono applicata seriamente nell'approccio con la Storia), io capivo tutto. Probabilmente grazie al fatto che Lei sapeva spiegare, perché semplicemente non spiegava. Ti raccontava, ti appassionava, ti spingeva dentro a quella Storia di cui parlava.
L'esame di Storia medievale che ho dato all'università, due anni e mezzo fa, è stato un po' un ostacolo. Il Cristianesimo mi ha mandata un po' in crisi, con la quantità di Papi, di ordini monastici..e poi il corso monografico sul bolognese Liber Paradisus, documento, comunque, di straordinaria importanza. Con la ricercatrice, spalla destra della professoressa titolare di cattedra, che ci raccontava la sua gioventù chiusa negli archivi a "ricercare" (chiusa sul
serio: la parte più divertente del racconto era il momento in cui lei e una sua amica di studi riuscivano a farsi chiudere, la notte, dentro l'Archivio di Stato, nascondendosi nei bagni).
Sarà stato, forse, in quel momento che ho scelto di donare la mia vita a un laureato in Storia, che mi ha insegnato come ricordare, come imparare.
Facendomi superare brillantemente l'esame.
La morale della favola è che senza conoscere la Storia non si può pretendere di conoscere molto altro. Perché, d'altra parte, la Storia siamo noi, la Storia è quello che l'uomo è stato, e un monito per quello che sarà.
Eppure a scuola sì, si "studia", ma non è certo ritenuta una materia fondamentale.
Ed è un grave errore.
Io sono stata una studentessa di storia, al liceo, mediocre. Nel senso che mi è sempre piaciuta, piaciuta molto. Ma non mi ci sono mai applicata veramente, intimorita dalla quantità di dati da incamerare, conscia di una mia memoria non troppo forte.
Eppure, la Storia che ancor'oggi ricordo è quella che raccontava la professoressa Livia Belfiore, in seconda liceo scientifico. La Storia romana, la Storia del diritto romano, la Storia legata al latino. Pur non essendo stata mai una campionessa del latino (probabilmente per gli stessi motivi per cui non mi sono applicata seriamente nell'approccio con la Storia), io capivo tutto. Probabilmente grazie al fatto che Lei sapeva spiegare, perché semplicemente non spiegava. Ti raccontava, ti appassionava, ti spingeva dentro a quella Storia di cui parlava.
L'esame di Storia medievale che ho dato all'università, due anni e mezzo fa, è stato un po' un ostacolo. Il Cristianesimo mi ha mandata un po' in crisi, con la quantità di Papi, di ordini monastici..e poi il corso monografico sul bolognese Liber Paradisus, documento, comunque, di straordinaria importanza. Con la ricercatrice, spalla destra della professoressa titolare di cattedra, che ci raccontava la sua gioventù chiusa negli archivi a "ricercare" (chiusa sul
serio: la parte più divertente del racconto era il momento in cui lei e una sua amica di studi riuscivano a farsi chiudere, la notte, dentro l'Archivio di Stato, nascondendosi nei bagni).
Sarà stato, forse, in quel momento che ho scelto di donare la mia vita a un laureato in Storia, che mi ha insegnato come ricordare, come imparare.
Facendomi superare brillantemente l'esame.
La morale della favola è che senza conoscere la Storia non si può pretendere di conoscere molto altro. Perché, d'altra parte, la Storia siamo noi, la Storia è quello che l'uomo è stato, e un monito per quello che sarà.
sabato 5 febbraio 2011
Consumo consapevole
Anche se è un aspetto che mi incuriosisce e mi affascina, ogni volta che svolto l'angolo dell'ex mattatoio testaccino, mi chiedo come mai la CAE sia "trattata" in quel modo.
Dove CAE sta per Città dell'Altra Economia.
E dove quel modo sta per l'essere circondata dal totale degrado.
Eppure il complesso equo/bio/solidale è assai confortevole, nuovo, ben tenuto. Ha un BioBar con tavolini all'aperto, di fronte a giochi per bambini, in uno spiazzo dove batte sempre il sole.
Questa città nella città sia un posto interessante da frequentare.
C'è una libreria, un market biologico con frutta e verdura fresche a prezzi più che competitivi (a Roma non ho trovato altri posti in cui pagare così poco questi articoli), un BioRistorante, un negozio equo-solidale.
E' ottimo da frequentare nelle giornate di sole, quando si ha qualche mezz'ora da "perdere" e da dedicare al relax: là c'è un vero silenzio.
Solo che non capisco perché non se ne parli, non sia pubblicizzato, non sia ben evidenziato.
Dove CAE sta per Città dell'Altra Economia.
E dove quel modo sta per l'essere circondata dal totale degrado.
Eppure il complesso equo/bio/solidale è assai confortevole, nuovo, ben tenuto. Ha un BioBar con tavolini all'aperto, di fronte a giochi per bambini, in uno spiazzo dove batte sempre il sole.
Questa città nella città sia un posto interessante da frequentare.
C'è una libreria, un market biologico con frutta e verdura fresche a prezzi più che competitivi (a Roma non ho trovato altri posti in cui pagare così poco questi articoli), un BioRistorante, un negozio equo-solidale.
E' ottimo da frequentare nelle giornate di sole, quando si ha qualche mezz'ora da "perdere" e da dedicare al relax: là c'è un vero silenzio.
Solo che non capisco perché non se ne parli, non sia pubblicizzato, non sia ben evidenziato.
Non capisco perché intorno ci sia lo schifo.
Di fronte, al di là del piazzale su cui affaccia, c'è un punto di ritrovo per extracomunitari.
Ben vengano gli extracomunitari. Ma loro sono di quelli che si ubriacano e basta, tutto il giorno, rendendo quel posto un cumulo di immondizie varie.
Ciò non toglie che sia un'isola felice, che ho trovato per caso e nella quale mi reco volentieri. Aspettando il tempo in cui Clara potrà andare a divertirsi sul dondolino rosa nel piazzale, mentre la guardo dai tavolini del bar.
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venerdì 4 febbraio 2011
Tra pazzia e saggezza
Ci si meraviglia delle anguille che, in preda alla fregola, attraversano gli oceani;
ma l'uomo, sempre per lo stesso motivo, fa di più, molto d più.
Uno spara e ammazza per gelosia.
I baci si alternano agli insulti, gli amplessi alle minacce.
Togliete dall'amore la pazzia, vale a dire me, e crollerà tutto.
Delle donne mi preoccupo di meno, perché mi sono talmente devote, che non c'è alcun bisogno di influenzarle a mio favore.*
Ah, quanto è dolce farsi dominare dall'amore, inganno della natura.
*: Schopenhauer, Metafisica dell'amore sessuale
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