Perché nel gesto di Mario Monicelli non vedo solo una scelta, quella del come porre fine alla propria esistenza.
Vi trovo qualcosa di più, di più forte.
Paradossalmente, uno slancio vitale.
martedì 30 novembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Fiato sprecato
Ammetto di fare fatica a credere che, ancora, per qualcuno possa essere interessante quel lato di Berlusconi.
Cioè, perché continuano a dare tanta importanza a cose di cui lui non si imbarazza, di cui non importa un accidente a chi lo vota e, ormai, anche a chi non lo sopporta?
Ci sarebbero, forse, cumuli più seri in cui andare a scavare.
E loro hanno perfettamente ragione.
Cioè, perché continuano a dare tanta importanza a cose di cui lui non si imbarazza, di cui non importa un accidente a chi lo vota e, ormai, anche a chi non lo sopporta?
Ci sarebbero, forse, cumuli più seri in cui andare a scavare.
E loro hanno perfettamente ragione.
domenica 28 novembre 2010
Pensieri musicali
Anche se mi dicono che mi sbaglio, perché Via con me deve essere dedicata da un uomo a una donna e non il contrario, ho trovato che ieri, su D di Repubblica, Guia Soncini avesse proprio ragione.
E quella di Paolo Conte sia (è l'unica cosa che conta) una gran bella canzone.
E, quindi, questa è per te, Mario.
Per noi, se preferisci.
sabato 27 novembre 2010
Giornate impaginate
Studiare Picasso, i suoi inizi e i suoi disegni, mi fa sempre tornare in mente il profumo del primo viaggio a Barcellona. La gita scolastica. Un viaggio di piacere. Quasi più che se fossimo stati per conto nostro.
E quel viaggio, in particolare, ha visto luoghi d'incanto.
Un palazzo ricoperto d'edera e colmo di magie surrealiste, al suo interno. Il mio preferito.
Soffiava un vento pungente ma abbiamo visto sempre il sole.
Ad Arles abbiamo mangiato le crepes più buone, e abbiamo fatto la partita di pallone più divertente.
L'arte ha avuto sempre il potere di rapirmi. Per questo mi sento un po' a disagio, ora che per questo ultimo esame mi trovo a arrancare verso l'ultima pagina del libro.
Sarà il peso delle scadenze che sento sulle spalle, può darsi. Sarà la piccolina che non mi lascia molto tempo anzi, non me ne lascia per niente.
Fatto sta che non mi piace vivere tutto questo come un obbligo.
Ora penso che vorrei essere una delle pitture spettrali, provocatorie e disinibite di Alberto Martini.
Pure la Marchesa lo è stata.
E quel viaggio, in particolare, ha visto luoghi d'incanto.
Un palazzo ricoperto d'edera e colmo di magie surrealiste, al suo interno. Il mio preferito.
Soffiava un vento pungente ma abbiamo visto sempre il sole.
Ad Arles abbiamo mangiato le crepes più buone, e abbiamo fatto la partita di pallone più divertente.
L'arte ha avuto sempre il potere di rapirmi. Per questo mi sento un po' a disagio, ora che per questo ultimo esame mi trovo a arrancare verso l'ultima pagina del libro.
Sarà il peso delle scadenze che sento sulle spalle, può darsi. Sarà la piccolina che non mi lascia molto tempo anzi, non me ne lascia per niente.
Fatto sta che non mi piace vivere tutto questo come un obbligo.
Ora penso che vorrei essere una delle pitture spettrali, provocatorie e disinibite di Alberto Martini.
Pure la Marchesa lo è stata.
venerdì 26 novembre 2010
Ti amo
Pistacchina, pivellina, pisolina, tortellina, maccheroncina, culettina, pelatina, sdentatina, pannolina, pernacchina, tortorina, ruttina, pistolina..
Può darsi che me ne vengano in mente anche altri.
Questa sei tu. O meglio, questi sono i nomignoli con cui ti ho chiamata fino a oggi, nomi che mi hai ispirato tu.
Perché ti osservo e ti vedo assumere certe espressioni che ti fanno così simile a un cartone animato, a un'illustrazione per l'infanzia.
Sei simpatica, bimbetta mia.
Lo sei, e lo sarai ancor di più.
Può darsi che me ne vengano in mente anche altri.
Questa sei tu. O meglio, questi sono i nomignoli con cui ti ho chiamata fino a oggi, nomi che mi hai ispirato tu.
Perché ti osservo e ti vedo assumere certe espressioni che ti fanno così simile a un cartone animato, a un'illustrazione per l'infanzia.
Sei simpatica, bimbetta mia.
Lo sei, e lo sarai ancor di più.
Esigenze
-Esco che devo comprare delle cose. Lascio qui la bambina.
-Ok.
-E se invece la prendo su e la riparo dal freddo con il parapioggia?
-Noooo. Non è l'ora per uscire con un bambino a questa stagione! Bisogna uscire quando c'è il sole. Questa è proprio l'ora più fredda.
-Ho capito, ma io a camminare senza niente in mano, cioè senza portare il passeggino, non mi sento più a mio agio.
-Ok.
-E se invece la prendo su e la riparo dal freddo con il parapioggia?
-Noooo. Non è l'ora per uscire con un bambino a questa stagione! Bisogna uscire quando c'è il sole. Questa è proprio l'ora più fredda.
-Ho capito, ma io a camminare senza niente in mano, cioè senza portare il passeggino, non mi sento più a mio agio.
giovedì 25 novembre 2010
Se fosse un monologo sarebbe così..
Mi piace venire a sapere quello che gli altri dicono di me.
È una mia forma di vanità, forse l'unica e forse anche piuttosto banale. Il solo mio difetto, però, è che poi vorrei correggerli o rispondergli per le rime, e talvolta questo non va bene.
È che non sopporto il genere di sciatteria, di qualunquismo, di riduzione a "tanto si sa com'è e perché è così" di una persona, quando si fanno questo tipo di discorsi.
Recentemente mi è capitato di leggere alcune righe, una sentenza lapidaria sulla mia esperienza.
Esperienza così, in generale, non si sa bene di quale specie.
E ovviamente, data la mia giovane età, si presupponeva che io di esperienza ne avessi assai poca.
La mia domanda, allora, è spontanea e inevitabile: a quale genere di esperienza ci si stava riferendo? Lavorativa? Sociale? Sessuale? Che tipo di esperienza?
La sentenza era data da una signora, un'appena ex ragazza, che si raccomandava con il mio compagno di trattarmi bene, di non travolgermi, dal momento che, essendo io così giovane, lui è in possesso di un'esperienza almeno cento volte superiore alla mia.
Ok, respiro, rifletto, boh.
Esperienza. Scappo verso il dizionario. Anzi no, Wikipedia! Che ci spiega come l'esperienza comprende la conoscenza (ovvero la capacità, ovvero ancora l'osservazione) di una cosa o di un evento, o di un fenomeno, ottenuta tramite il coinvolgimento in, l'esposizione a o l'osservazione di quella cosa o quell'evento.
Benissimo, sono giovane, ma sono stata coinvolta in, esposta a e in osservazione di molte situazioni e persone adulte. Le ho conosciute e le ho esperite. Ma continua Wikipedia, la maggior parte dell'esperienza viene generalmente accumulata con l'avanzare del tempo, sebbene si possa esperire anche un singolo evento repentino. Il termine viene generalmente utilizzato in riferimento al cosiddetto know-how ovvero alla conoscenza procedurale, piuttosto che alla conoscenza proposizionale. La storia del termine "esperienza" si allinea molto da vicino con il concetto di esperimento.
P.s.: spesso poi mi rileggo, e mi passa la voglia di pubblicare quanto scritto. Ma ora fuori è freddo, fa buio presto, io ho altro da fare, la bambina sta facendo i capricci e sento di avere ragione.
Fanculo, ecco quello che penso.
È una mia forma di vanità, forse l'unica e forse anche piuttosto banale. Il solo mio difetto, però, è che poi vorrei correggerli o rispondergli per le rime, e talvolta questo non va bene.
È che non sopporto il genere di sciatteria, di qualunquismo, di riduzione a "tanto si sa com'è e perché è così" di una persona, quando si fanno questo tipo di discorsi.
Recentemente mi è capitato di leggere alcune righe, una sentenza lapidaria sulla mia esperienza.
Esperienza così, in generale, non si sa bene di quale specie.
E ovviamente, data la mia giovane età, si presupponeva che io di esperienza ne avessi assai poca.
La mia domanda, allora, è spontanea e inevitabile: a quale genere di esperienza ci si stava riferendo? Lavorativa? Sociale? Sessuale? Che tipo di esperienza?
La sentenza era data da una signora, un'appena ex ragazza, che si raccomandava con il mio compagno di trattarmi bene, di non travolgermi, dal momento che, essendo io così giovane, lui è in possesso di un'esperienza almeno cento volte superiore alla mia.
Ok, respiro, rifletto, boh.
Esperienza. Scappo verso il dizionario. Anzi no, Wikipedia! Che ci spiega come l'esperienza comprende la conoscenza (ovvero la capacità, ovvero ancora l'osservazione) di una cosa o di un evento, o di un fenomeno, ottenuta tramite il coinvolgimento in, l'esposizione a o l'osservazione di quella cosa o quell'evento.
Benissimo, sono giovane, ma sono stata coinvolta in, esposta a e in osservazione di molte situazioni e persone adulte. Le ho conosciute e le ho esperite. Ma continua Wikipedia, la maggior parte dell'esperienza viene generalmente accumulata con l'avanzare del tempo, sebbene si possa esperire anche un singolo evento repentino. Il termine viene generalmente utilizzato in riferimento al cosiddetto know-how ovvero alla conoscenza procedurale, piuttosto che alla conoscenza proposizionale. La storia del termine "esperienza" si allinea molto da vicino con il concetto di esperimento.
Ne ho fatti di esperimenti, anche se non ben riusciti. L'unico a aver avuto esito positivo è stato la gravidanza e la genitorialità. Che, però, quella signora non vanta nel suo curriculum. E, la gravidanza in sé, poi, non la vanta nemmeno il mio compagno che è tanto più esperto di me.
In filosofia, il termine è invece utilizzato spesso in riferimento alla "conoscenza empirica", ovvero "conoscenza a posteriori". Si è soliti chiamare esperto una persona che abbia saputo trarre profitto dalle sue od altrui vicissitudini personali, migliorando così le sue capacità di decisione.
E da quegli esperimenti, pur mal riusciti, ho tratto profitti e lezioni. Altrimenti non sarei qui.
Le principali qualità degli esperti sembrano essere il notevole sviluppo delle abilità percettivo-attentive, la capacità di semplificare, quella di selezionare le situazioni dal punto di vista decisionale, una maggior creatività, il ricorso ad automatismi cognitivi, la capacità di reazione alle eccezioni a strategie.
Quelle lezioni mi sono servite a sviluppare e accrescere un livello d'attenzione utile a sopravvivere, a tenere la guardia alta.
Tra gli ostacoli che impediscono un valido processo di soluzione dei problemi (cioè il formarsi dell'esperto) figurano l'indecisione, l'abitudine (vale a dire la persistenza di una disposizione abituale verso una soluzione che magari è stata valida un tempo, ma non lo è più attualmente), l'incapacità di scorgere alternative.
E mi sono servite, queste lezioni, a farmi sorridere pensando a quella donna e a quelli come lei, maschi e femmine. Che parlano, parlano, si perdono in chiacchiere. Si divertono a raccontarsi storie, a inventarsi episodi e, perché no, esperienze.
Mi sono servite a sorridere di fronte a chi si dice affannato, oberato da impegni e lavoro, ma felice della propria vita e poi si perde in altre chiacchiere, perché evidentemente quello che ha non gli è sufficiente. E, ancora, sono servite a sorridere a chi dice una cosa al posto di un'altra perché è distratto, o perché non gli importa. E ho riso di me stessa, perché anche io sono stata così, a grandi linee.
Ma fortunatamente, proprio grazie alle mie esperienze, ora posso chiamarmi fuori da quella cerchia di persone, che poi in realtà è ampia.
Semplicemente posso chiamarmene fuori. Non per austerità, tutt'altro. Solo perché innamorata e concentrata su questo, perché questo è già tutto. Incapace di distrazioni, e non per mancanza di esperienza, cara la mia signora. Incapace di distrazioni perché felice e appagata da quello che ha, senza sentirsi stupida per questo.
Semplicemente posso chiamarmene fuori. Non per austerità, tutt'altro. Solo perché innamorata e concentrata su questo, perché questo è già tutto. Incapace di distrazioni, e non per mancanza di esperienza, cara la mia signora. Incapace di distrazioni perché felice e appagata da quello che ha, senza sentirsi stupida per questo.
Perché amare il proprio uomo non significa essere stupidi, essere inesperti o, addirittura, masochisti. Il masochismo è componente di ben altre situazioni.
E lo sono stata, masochista. Ma ora non più.
Sono solo seria, incredibilmente seria nei confronti di quello che ho conquistato.
Se non lo si capisce è perché non si ha esperienza di ciò di cui parlo.
E lo sono stata, masochista. Ma ora non più.
Sono solo seria, incredibilmente seria nei confronti di quello che ho conquistato.
Se non lo si capisce è perché non si ha esperienza di ciò di cui parlo.
Fanculo, ecco quello che penso.
mercoledì 24 novembre 2010
Gli inizi del 2000
Mi è venuto in mente che di quegli anni non abbiamo nemmeno una fotografia.
Non è che non ne sono rimaste: non ne sono proprio mai state fatte.
Com'è possibile? Eppure ci divertivamo tanto, eravamo sempre insieme.
Adesso, se guardo i profili facebook di chi ha la nostra età di allora, vedo che tutti si fanno fotografie, continuamente.
E allora noi? Nessuna fotografia solo perché ancora non c'era facebook?
Credo di no. Probabilmente è perché tutto ci sembrava infinito.
Non è che non ne sono rimaste: non ne sono proprio mai state fatte.
Com'è possibile? Eppure ci divertivamo tanto, eravamo sempre insieme.
Adesso, se guardo i profili facebook di chi ha la nostra età di allora, vedo che tutti si fanno fotografie, continuamente.
E allora noi? Nessuna fotografia solo perché ancora non c'era facebook?
Credo di no. Probabilmente è perché tutto ci sembrava infinito.
La noia
-Lascia perdere il gioco.
Il fatto è che le persone si annoiano molto, e questo mi dispiace. Mi dispiace più per me che per loro, è chiaro. Ma se tutti potessero trovare una base, non sarebbe meglio?
Anziché perdere tempo e rendersi inutili con stupidi trastulli. Per esempio, a me non riuscirebbe a venire in mente nulla di simile, e non ne avrei proprio voglia.
-Che c'entra, tu sei felice.
-Ho capito, ma mica devo pagarla io la loro infelicità.
-Perché?
-Perché poi cercano sempre di fare comunella con la noia di qualcuno.
E il problema è che non ci provano con la mia, non più.
Il fatto è che le persone si annoiano molto, e questo mi dispiace. Mi dispiace più per me che per loro, è chiaro. Ma se tutti potessero trovare una base, non sarebbe meglio?
Anziché perdere tempo e rendersi inutili con stupidi trastulli. Per esempio, a me non riuscirebbe a venire in mente nulla di simile, e non ne avrei proprio voglia.
-Che c'entra, tu sei felice.
-Ho capito, ma mica devo pagarla io la loro infelicità.
-Perché?
-Perché poi cercano sempre di fare comunella con la noia di qualcuno.
E il problema è che non ci provano con la mia, non più.
martedì 23 novembre 2010
The Week, the beginning
E quindi siamo arrivati al grande momento, l'uscita in edicola di The Week (da giovedì 25 nelle edicole di Roma e da venerdì 26 in quelle del resto d'Italia) il nuovo settimanale figlio delle brillanti idee dell'uomo che amo.
Questo è il primo progetto lavorativo interamente ideato da lui (e assieme a una squadra di colleghi e amici) che mi sono trovata a vivere giorno per giorno, dal concepimento di un'idea alla pubblicazione, al suo fianco, completamente.
Nel passato recente abbiamo assistito alla nascita di RedTv (con le conseguenze che tutti sanno), c'è stato il periodo di incertezza se Adinolfi avrebbe partecipato o meno al reality di Canale 5 La Talpa. C'è stato, poi, il decollo di una carriera pokeristica da professionista.
Ecco, c'ero anche in quei momenti, ma un po' in disparte.
Ora, che la nostra vita ha preso una certa piega e mi trovo veramente a vivere la quotidianità con Mario, beh, sono felice e orgogliosa (anche se suona banale) di poter osservare dalla prima fila questo splendido lavoro che si sta compiendo (con il resto del team), figlio di una passione per l'impegno vero e proprio.
Perché una delle cose che ammiro, in Mario, è la capacità di impegnarsi, di prendersi un impegno, anche a suo rischio e pericolo, e provare a riuscire veramente nell'intento, senza risparmiarsi in nulla (e questo no, non è banale).
In questo caso, comunque, credo che la redazione meriti un sostegno incondizionato, perché ambasciatrice della causa di queste ultime generazioni, e di quelle a venire.
In bocca al lupo ragazzi.
Questo è il primo progetto lavorativo interamente ideato da lui (e assieme a una squadra di colleghi e amici) che mi sono trovata a vivere giorno per giorno, dal concepimento di un'idea alla pubblicazione, al suo fianco, completamente.
Nel passato recente abbiamo assistito alla nascita di RedTv (con le conseguenze che tutti sanno), c'è stato il periodo di incertezza se Adinolfi avrebbe partecipato o meno al reality di Canale 5 La Talpa. C'è stato, poi, il decollo di una carriera pokeristica da professionista.
Ecco, c'ero anche in quei momenti, ma un po' in disparte.
Ora, che la nostra vita ha preso una certa piega e mi trovo veramente a vivere la quotidianità con Mario, beh, sono felice e orgogliosa (anche se suona banale) di poter osservare dalla prima fila questo splendido lavoro che si sta compiendo (con il resto del team), figlio di una passione per l'impegno vero e proprio.
Perché una delle cose che ammiro, in Mario, è la capacità di impegnarsi, di prendersi un impegno, anche a suo rischio e pericolo, e provare a riuscire veramente nell'intento, senza risparmiarsi in nulla (e questo no, non è banale).
In questo caso, comunque, credo che la redazione meriti un sostegno incondizionato, perché ambasciatrice della causa di queste ultime generazioni, e di quelle a venire.
In bocca al lupo ragazzi.
Da un ricordo all'altro
Ogni volta che ricevo via email, ne ignoro il motivo, la pubblicità della Avon che mi chiede se voglio diventarne rappresentante, lo ammetto, mi emoziono un po'.
Perché si fa inevitabile pensare a Edward mani di forbice e alla sua "signora Avon".
E se penso a quel film, si fa inevitabile che mi emozioni pensando a come era bello Vincent Price e, da bambina cresciuta a pane e The Nightmer Before Christmas, diviene inevitabile pensare quanto sia grata a Tim Burton per questi piccoli splendori:
lunedì 22 novembre 2010
Meccano-mondo
Ma mettendo colonnine elettroniche pure nelle biblioteche, colonnine che tramite tessera con codice a barre consentono di registrare il prestito e la riconsegna (self-service) del libro, non si starà esagerando?
Cioè, pure nelle biblioteche (oh, Madonna! Nelle biblioteche!) abbiamo così tanta fretta di sbrigarcela da soli a tu per tu con un computer?
Io no, e quindi:
-vuole provare il nuovo tipo di prestito elettronico?
-no, per carità. Non sono capace.
In realtà, il motivo è che impazzisco per le biblioteche (forse un giorno analizzerò il perché) e per il momento in cui il bibliotecario/la bibliotecaria va alla ricerca del libro che chiedo. E, poi, il momento in cui registra il prestito.
Li osservo quasi in estasi.
venerdì 19 novembre 2010
No way back
Di componenti infantili accetto solo quelle spiritose e innocue.
Non quelle delle mezze verità, delle prese in giro, del fare tanto per fare o dire tanto per dire.
Queste no, non mi piacciono, non hanno o danno valore, rendono tutto peggiore, e nessuno di noi due può permetterselo più.
Ci siamo messi su un binario ben preciso.
E dai binari non si sbanda. Se lo si fa, si deraglia irrimediabilmente.
Quindi la via è una sola, e l'abbiamo scelta noi.
Perciò giochiamo senza terzi, che tu e io ci bastiamo da soli.
Questo disse la vacca al mulo.
Non quelle delle mezze verità, delle prese in giro, del fare tanto per fare o dire tanto per dire.
Queste no, non mi piacciono, non hanno o danno valore, rendono tutto peggiore, e nessuno di noi due può permetterselo più.
Ci siamo messi su un binario ben preciso.
E dai binari non si sbanda. Se lo si fa, si deraglia irrimediabilmente.
Quindi la via è una sola, e l'abbiamo scelta noi.
Perciò giochiamo senza terzi, che tu e io ci bastiamo da soli.
Questo disse la vacca al mulo.
mercoledì 17 novembre 2010
Musiche e musical
Sono tanti i motivi per cui, nell'eventualità dovesse essere girato, parteciperei ai provini per il musical sul pasticcere trotzkista.
C'è come Silvio Orlando molleggia sulle gambe.
Ci sono gli abiti delle pasticcere, belli, cartoneschi, così come le torte.
Ci sono gli abiti delle pasticcere, belli, cartoneschi, così come le torte.
C'è il modo in cui le pasticcere sbattono il matterello a ritmo di musica.
C'è la musica stessa, che ti fa capire perché Silvio Orlando molleggia in quel modo.
Ci sono i fischiettii.
E, poi, c'è che Nanni Moretti, conciato per le feste con casco, occhiali da sole e mantella, insieme al resto dello staff, si muove in modo troppo contagioso.
martedì 16 novembre 2010
Languages
E, alla fine, sono facilmente (non so se anche felicemente) arrivata alla conclusione che, in un modo o in un altro, dovrò imparare lo spagnolo.
Sia che serva, nel caso più estremo, per la fuga a Barcellona, sia per quando accompagnerò Clara all'asilo e poi alla scuola materna, e così via.
Da queste parti vedere un bambino a passeggio con la sua mamma è raro.
Dovrò fare amicizia con le colf sudamericane, che sono in netta rimonta su quelle filippine, lo so.
Sia che serva, nel caso più estremo, per la fuga a Barcellona, sia per quando accompagnerò Clara all'asilo e poi alla scuola materna, e così via.
Da queste parti vedere un bambino a passeggio con la sua mamma è raro.
Dovrò fare amicizia con le colf sudamericane, che sono in netta rimonta su quelle filippine, lo so.
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